Barcellona, 1 marzo 2026 – Spille con il simbolo dell’anguria e la scritta ‘Free Palestine’ hanno fatto capolino sul red carpet dei Premi Goya, la serata più attesa del cinema spagnolo, giunta alla sua quarantesima edizione. A sfoggiarle, tra gli altri, la conduttrice Inés Hernand e vari membri delle troupe in gara, che le hanno esibite fin dall’ingresso al Palau de Congressos di Barcellona. Un gesto che ha subito catturato l’attenzione di fotografi e giornalisti, mentre la folla dietro le transenne aspettava di vedere le star.
Anguria in primo piano: il messaggio per Gaza
L’idea arriva da cinque gruppi di attivisti: Artistas con Palestina, Trabajadores de Cine X Palestina, Prou Complicitat amb Israel, Fin al Comercio de Armas e Red Solidaria contra la Ocupacion de Palestina. Nei giorni prima della cerimonia, queste associazioni hanno inviato materiali e spille ai candidati ai Goya – spesso chiamati gli “Oscar spagnoli” – invitandoli a “non dimenticare Gaza”. L’anguria, scelta come simbolo, richiama i colori della bandiera palestinese ed è diventata negli ultimi anni un segno di solidarietà internazionale.
Secondo i promotori, l’obiettivo era chiaro: sensibilizzare pubblico e media sulla situazione nella Striscia di Gaza. “Più artisti parleranno, più sarà forte il messaggio e crescerà la pressione sul governo”, si legge nella nota diffusa dalle associazioni. La richiesta è netta: rispetto all’embargo sulle armi e rottura delle relazioni con Israele. Un appello da rilanciare “ogni volta che attori e registi salgono su un palco o prendono un microfono”.
Il cinema spagnolo si divide, ma non tace
Le spille non sono passate inosservate tra gli ospiti. C’è chi ha preferito non commentare, con un sorriso o una stretta di mano. Altri, come Inés Hernand, hanno spiegato apertamente il loro sostegno: “Non possiamo chiudere gli occhi su quello che succede a Gaza”, ha detto la presentatrice poco prima della diretta. Tra i presenti anche membri delle troupe di film in gara, come “La sociedad de la nieve” e “Cerrar los ojos”, che hanno lasciato parlare il simbolo appuntato sulla giacca.
Fonti interne ai Goya assicurano che non ci sono state indicazioni precise sul divieto o l’incoraggiamento a mostrare messaggi politici. La scelta di molti artisti di indossare la spilla ha però cambiato il tono della serata, solitamente dominata da eleganza e flash fotografici.
Un messaggio che arriva in un momento caldo
Le associazioni hanno sottolineato che l’iniziativa era stata organizzata prima degli attacchi di oggi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Una coincidenza che ha reso il messaggio del red carpet ancora più attuale. “Denunciamo il genocidio di Israele”, hanno scritto in una nota congiunta, chiedendo un impegno concreto dal mondo della cultura spagnola.
Nel corso della serata sarà presente anche il cantautore Victor Manuel, che porterà una spilla dell’Unicef con il numero 700k: un riferimento ai circa 700.000 bambini di Gaza costretti a interrompere la scuola a causa del conflitto. Un altro segno della volontà di richiamare l’attenzione sulle conseguenze umanitarie della guerra.
Cinema e impegno: un red carpet che parla chiaro
Non è la prima volta che i Premi Goya diventano il palcoscenico per messaggi su temi internazionali. In passato attori e registi avevano già usato questa vetrina per parlare di diritti civili e problemi sociali. Ma quest’anno il gesto collettivo delle spille con l’anguria ha avuto un peso particolare, amplificato dalla rapidità con cui le immagini hanno iniziato a circolare sui social.
Mentre la cerimonia prosegue tra premi e discorsi, resta l’impressione di una serata in cui il cinema spagnolo ha scelto – almeno in parte – di non voltarsi dall’altra parte. E di sfruttare la sua visibilità per ricordare una crisi che continua a scuotere l’opinione pubblica mondiale.










