Ravenna, 1 marzo 2026 – Oggi, al Mar-Museo d’Arte di Ravenna, si chiude un viaggio iniziato mesi fa in cinque musei della Romagna, dedicato a Mattia Moreni, uno dei grandi nomi della pittura italiana del Novecento. La mostra, curata da Serena Simoni, resterà aperta fino al 3 maggio e mette in luce gli ultimi vent’anni di lavoro dell’artista, dal 1980 fino alla sua morte nel 1999.
Gli ultimi anni di Moreni sotto i riflettori
Nato a Pavia nel 1920, cresciuto artisticamente a Torino e segnato da lunghi soggiorni a Parigi, Moreni ha trovato nella Romagna, terra d’adozione dal 1970, il terreno ideale per la sua arte. Qui, tra campagne e borghi, ha portato avanti una ricerca intensa e personale, affrontando temi profondi legati alla modernità. Dopo le tappe a Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna, Ravenna ospita ora una selezione di circa trenta grandi opere che raccontano la sua fase finale.
La forza delle serie “Regressione della Specie” e “Umanoidi”
Al centro della mostra ci sono le serie della Regressione della Specie e degli Umanoidi, considerate dagli esperti come l’ultima tappa della sua ricerca artistica. Sono lavori degli anni Ottanta e Novanta in cui Moreni si confronta con le trasformazioni dell’uomo moderno. “Moreni – spiega Simoni – si interroga sul destino della specie umana, sulla perdita di senso e su un ritorno quasi animale”. Le tele sono cariche di energia: volti distorti, corpi ibridi e colori intensi che sembrano emergere a fatica dalla tela.
Tra quadri, fotografie e lettere: la voce della critica
Accanto ai dipinti, la mostra dedica uno spazio a fotografie d’epoca, lettere e documenti che raccontano come la critica italiana e internazionale ha seguito Moreni nel tempo. Tra i materiali ci sono recensioni di storici dell’arte come Francesco Arcangeli, che nel 1965 aveva curato una grande antologica a Bologna, e contributi di studiosi stranieri. “Volevamo restituire – racconta la curatrice – quel clima di dibattito che ha accompagnato Moreni negli ultimi decenni: un artista spesso discusso, mai scontato”.
Dalla pittura alla scrittura: il pensiero di Moreni
Dopo aver chiuso a metà anni Settanta il ciclo delle Angurie, Moreni si è dedicato anche alla scrittura. Tra il 1975 e gli anni Ottanta ha scritto testi come L’ignoranza fluida e L’assurdo razionale perché necessario, in cui affronta le cause della “regressione” umana. Questi scritti, poco noti al grande pubblico ma fondamentali per capire il suo pensiero, sono strettamente legati ai dipinti degli ultimi anni. “Nei suoi appunti – sottolinea Simoni – si sente una crescente preoccupazione per il futuro dell’uomo, un filo che attraversa tutta la sua opera”.
Un ultimo omaggio a un maestro irriverente
La mostra di Ravenna chiude un percorso iniziato con le esposizioni nelle altre città romagnole. Un progetto collettivo, guidato da Claudio Spadoni, che ha messo insieme le istituzioni del territorio per raccontare Moreni in modo completo. “Abbiamo voluto unire le forze – ha detto Spadoni – per mostrare un artista capace di dialogare con la tradizione ma anche di rompere gli schemi”. L’appuntamento al Mar non è solo un’occasione per vedere le sue ultime opere, ma anche per riflettere su cosa significa fare arte oggi.
La mostra è aperta dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 18. Info su www.mar.ra.it.










