Roma, 1 marzo 2026 – L’animazione italiana si prepara a un importante salto avanti grazie a un tax credit al 35%, una percentuale più alta rispetto al 30% previsto per il cinema e l’audiovisivo tradizionale. La notizia è arrivata stamattina dalla sottosegretaria al Ministero della Cultura, Lucia Borgonzoni, durante il convegno “Governance e futuro dell’animazione italiana” a Roma, in occasione dell’assemblea di Cartoon Italia. L’intento del governo è chiaro: dare una spinta in più a un settore che cresce, ma fatica ancora a tenere testa ai grandi nomi internazionali.
Tax credit al 35%: una boccata d’ossigeno per l’animazione
“Abbiamo scelto di dare all’animazione italiana un tax credit del 35%, più alto rispetto agli altri settori audiovisivi”, ha detto Borgonzoni davanti a produttori, autori e rappresentanti delle principali case di produzione. La sottosegretaria ha spiegato che questa misura nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che il settore deve affrontare e dalla voglia di stimolare nuovi investimenti, soprattutto ora che la domanda mondiale di contenuti animati è in rapida crescita.
Il tax credit è uno degli strumenti principali con cui lo Stato aiuta le industrie culturali. Questa nuova aliquota riguarda tutte le produzioni di animazione realizzate in Italia. Per il cinema e l’audiovisivo tradizionale invece resta il 30%, come già annunciato nelle settimane scorse dal Ministero della Cultura.
Gli operatori: “Un segnale che aspettavamo”
La notizia è stata accolta con entusiasmo dagli addetti ai lavori. “È un segnale importante che riconosce la particolarità e le potenzialità dell’animazione italiana”, ha commentato Anne Paluver, presidente di Cartoon Italia. Per Paluver, “il tax credit al 35% può essere una vera svolta per tante piccole e medie imprese che faticano a stare al passo con le grandi produzioni straniere”.
Tra i produttori si respira un cauto ottimismo. “Finalmente si riconosce il valore strategico dell’animazione, non solo come prodotto per bambini, ma come un linguaggio universale”, ha spiegato Giovanni Cova, fondatore dello studio milanese Movimenti Production. Cova ha ricordato che negli ultimi anni in Italia sono cresciuti festival, premi e collaborazioni internazionali, ma serviva un sostegno concreto per consolidare questi risultati.
Un settore in crescita, ma ancora fragile
I dati di Cartoon Italia parlano chiaro: nel 2025 il comparto dell’animazione italiana ha fatturato circa 120 milioni di euro, con oltre 2.000 persone tra autori, animatori e tecnici. Numeri in crescita, ma ancora lontani da quelli di Francia o Spagna, dove i sostegni sono più solidi e strutturati.
“Il rischio – ha spiegato Borgonzoni – è che senza aiuti adeguati le nostre produzioni vengano fagocitate dai colossi stranieri o vadano a farsi altrove”. Da qui la scelta di un tax credit dedicato: “Vogliamo che l’Italia diventi un punto di riferimento anche per le coproduzioni internazionali”.
Cosa succederà adesso: attuazione e controllo
Il tax credit al 35% entrerà in vigore nei prossimi mesi, appena uscirà il decreto attuativo. Il Ministero della Cultura ha annunciato che avvierà un tavolo tecnico con le associazioni di categoria per seguire da vicino l’effetto della misura e, se serve, fare aggiustamenti.
“Non ci fermiamo qui”, ha assicurato Borgonzoni. “Vogliamo costruire una filiera solida, capace di valorizzare i talenti italiani e attirare investimenti dall’estero”. Un percorso che passa anche dalla formazione: “Stiamo lavorando con scuole e università per rafforzare le competenze digitali e creative dei giovani”.
L’occasione per dare nuova linfa all’animazione italiana
Tra il pubblico si sentiva un clima di attesa. Qualcuno ha chiesto chiarimenti su come accedere al tax credit e sui tempi di pagamento. Altri hanno sottolineato la necessità di snellire la burocrazia.
“È un primo passo”, ha ammesso Paluver. “Ma serve continuità, solo così potremo davvero parlare di rilancio dell’animazione italiana”. Per ora, il settore guarda con interesse a questa nuova opportunità, sperando che il tax credit al 35% porti più progetti, più lavoro e, perché no, qualche successo internazionale tutto made in Italy.










