Home Soldi & Risparmi L’IA conquista il mondo degli affari: solo il 18% delle imprese ha fatto il grande salto
Soldi & Risparmi

L’IA conquista il mondo degli affari: solo il 18% delle imprese ha fatto il grande salto

Share
L'IA conquista il mondo degli affari: solo il 18% delle imprese ha fatto il grande salto
L'IA conquista il mondo degli affari: solo il 18% delle imprese ha fatto il grande salto
Share

Milano, 28 febbraio 2026 – In quattro anni, il numero di piccole e medie imprese italiane che investono nell’Intelligenza artificiale è triplicato. Si è passati dal 6% del 2021 all’attuale 18%. È quanto emerge dai dati raccolti dai Punti impresa digitale delle Camere di commercio e analizzati da Unioncamere, basandosi sugli assessment digitali fatti tra le aziende. Una crescita che, secondo gli esperti, ha avuto una vera spinta soprattutto dal 2023, segnando una svolta nel rapporto tra PMI e nuove tecnologie.

Intelligenza artificiale, la spinta delle PMI

Il dato più chiaro riguarda proprio la diffusione dell’IA: se nel 2021 solo una PMI su sedici aveva iniziato a investire in questo settore, oggi quasi una su cinque ha già fatto il salto. “Negli ultimi due anni abbiamo visto un punto di svolta”, ha detto un portavoce di Unioncamere, sottolineando come la crescita sia stata “più forte nei servizi di informazione e comunicazione”, dove oltre il 40% delle imprese ha adottato strumenti basati su algoritmi intelligenti. Seguono le attività professionali, scientifiche e tecniche (30%) e quelle artistiche, sportive e di intrattenimento (24%).

Nonostante l’entusiasmo, molte aziende sono ancora in una fase di prova. “La maggior parte delle PMI non ha ancora integrato l’IA nei processi chiave”, ha ammesso un consulente digitale milanese. Spesso mancano le competenze o gli strumenti per capire davvero come queste tecnologie possano diventare un vantaggio. Solo quando questo accadrà potremo parlare di una vera rivoluzione.

Cybersecurity: più investimenti, ma minacce diverse

In parallelo all’innovazione cresce anche l’attenzione alla cybersecurity. I dati Unioncamere mostrano che le PMI che hanno adottato sistemi di protezione digitale sono passate dal 35% del 2021 al 41% di oggi. Un aumento di sei punti percentuali che riflette la maggiore consapevolezza dei rischi legati agli attacchi informatici. “Firewall e antivirus sono ormai indispensabili”, ha spiegato un responsabile IT di una media azienda lombarda. Però le minacce stanno cambiando.

Mentre diminuiscono gli attacchi ransomware e quelli più tecnici, cresce il fenomeno del phishing. Nel 2025 questa tecnica è stata la principale causa di incidenti cyber tra le PMI italiane, coinvolgendo il 47% degli attacchi. Non è tanto una maggiore aggressività degli hacker, quanto una loro maggiore abilità nel colpire le abitudini e le distrazioni degli utenti.

Quali settori guidano il cambiamento

A trainare la trasformazione digitale sono soprattutto le imprese dei servizi informativi e della comunicazione: qui l’adozione dell’IA supera il 40%. Molte sperimentano chatbot avanzati, sistemi predittivi per analizzare i dati e automazione nei processi interni. “Nel nostro settore è quasi una necessità”, racconta il titolare di una web agency milanese. Più indietro, ma in crescita, ci sono le attività professionali e quelle legate all’intrattenimento.

Il vero nodo resta però trasformare gli investimenti tecnologici in risultati concreti. “Serve formazione continua”, ha ricordato Unioncamere in una nota diffusa ieri. Senza competenze adeguate, il rischio è comprare strumenti che poi non si riescono a usare davvero.

Phishing, la nuova sfida per le PMI

Il boom del phishing – che sfrutta email ingannevoli o siti falsi per rubare dati sensibili – preoccupa chi lavora nella sicurezza. “Gli attaccanti puntano sempre più sulle debolezze umane”, spiega un esperto di sicurezza informatica romano. Le campagne sono spesso mirate e sofisticate: basta un clic sbagliato per mettere a rischio interi sistemi aziendali.

Gli analisti dicono che la risposta non può limitarsi a installare software di difesa. Serve investire nella formazione del personale e nella sensibilizzazione sui rischi digitali. Solo così – unendo tecnologia e consapevolezza – le PMI potranno affrontare con più sicurezza le sfide della trasformazione digitale.

In sintesi, i dati di Unioncamere raccontano un’Italia delle PMI sempre più attenta all’innovazione, ma ancora alle prese con problemi culturali e pratici. La strada verso una digitalizzazione consapevole è lunga, ma i numeri mostrano un passo avanti ben visibile.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

Smettere di Lavorare è un magazine che esplora stili di vita alternativi e indipendenza finanziaria con sezioni su News, Spettacolo & TV, Soldi & Risparmi, Ambiente, Trasferirsi all’estero e Lavorare all’estero.

Info & Comunicati

Per info e comunicati stampa inviare email a: info@smetteredilavorare.it

© 2025 proprietà Influencer Srls - Via Luca Bati 57 - Roma - P.IVA 14920521003

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.