Rovigo, 27 febbraio 2026 – Una settimana fitta di appuntamenti per l’arte moderna e contemporanea in Italia, con cinque mostre che, da Rovigo a Milano, passando per Piacenza, Aosta e Lucca, raccontano storie di incontri, influenze e riscoperte. Da Zandomeneghi e Degas a Paul Troubetzkoy, fino a Grigory Gluckmann e Emilio Malerba, il calendario si arricchisce di eventi che intrecciano passato e presente, tradizione e innovazione.
Zandomeneghi e Degas: un ponte tra Firenze e Parigi
A Palazzo Roverella di Rovigo, dal 27 febbraio al 28 giugno, apre la mostra “Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi”, curata da Francesca Dini. Per la prima volta viene esplorato a fondo il rapporto – complesso ma ricco – tra questi due artisti. Firenze e Parigi, due città che alla fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento si guardavano e si influenzavano a vicenda. Le sale del palazzo ospitano opere che raccontano la formazione comune, i confronti, le differenze. “Abbiamo voluto restituire la ricchezza di uno scambio che ha segnato un’epoca”, ha spiegato la curatrice durante la presentazione. Il percorso si chiude nel 1886, con l’ultima collettiva impressionista, anno in cui Zandomeneghi prende una strada più personale, pur restando vicino agli amici francesi.
Sguardi sull’Africa: arte e identità a Piacenza
Dal 1 marzo al 4 maggio, Palazzo Gotico di Piacenza ospita “Sguardi sull’Africa”, un progetto curato da Paolo Giglio e Samuele Menin. Oltre 200 opere – tra oggetti rituali, pitture dal Marocco, arte contemporanea africana e lavori di giovani artisti – compongono un viaggio nell’arte africana dell’ultimo secolo. Le collezioni Giglio e 54 offrono uno sguardo variegato, tra tradizione e nuove voci. “Vogliamo mostrare la varietà di linguaggi e storie che attraversano l’Africa oggi”, ha spiegato Menin. Le sale sono divise in quattro sezioni tematiche, con manufatti che raccontano riti antichi e tele che parlano del presente.
Paul Troubetzkoy: la Belle Époque a Milano
Il 28 febbraio apre alla Galleria d’Arte Moderna di Milano la retrospettiva “Paul Troubetzkoy. Lo Scultore della Belle Époque”, visitabile fino al 28 giugno. La mostra – già vista al Musée d’Orsay di Parigi fino a gennaio – è curata da Omar Cucciniello e presenta 80 opere tra sculture e dipinti. Provenienti da collezioni italiane ed estere, i pezzi sono divisi in cinque sezioni che ripercorrono la carriera cosmopolita dell’artista. Troubetzkoy, nato sul Lago Maggiore ma attivo tra Europa e Stati Uniti, fu uno dei ritrattisti più amati del suo tempo. “Il suo sguardo internazionale lo ha reso unico nel panorama della Belle Époque”, ha sottolineato Cucciniello. In città apre anche la personale di Anzai Tsuyoshi alla Fondazione Mudima (27 febbraio-27 marzo), con una trentina di opere realizzate a Tokyo nell’ultimo anno: acrilici su tela e sculture in terracotta che raccontano il ritorno alla pittura dopo sessant’anni.
Grigory Gluckmann: luce e grazia ad Aosta
Al Museo Archeologico Regionale di Aosta, dal 28 febbraio al 2 giugno, arriva la prima antologica italiana dedicata a Grigory Gluckmann (1898-1973). Pittore americano di origine bielorussa, Gluckmann ha attraversato Russia, Germania, Italia, Francia e Stati Uniti, lasciando un segno personale nel modernismo francese e nell’eredità rinascimentale italiana. In mostra ci sono 35 dipinti che raccontano una carriera internazionale fatta di viaggi, incontri e sperimentazioni. “Un artista che ha saputo unire mondi diversi”, ha commentato il direttore del museo all’inaugurazione.
Emilio Malerba: dalle origini al Novecento a Lucca
Dal 28 febbraio al 7 giugno, la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca dedica una mostra a Emilio Malerba (1878-1926). Curata da Paolo Bolpagni ed Elena Pontiggia insieme all’Archivio Malerba di Monza, l’esposizione segue il percorso dell’artista dai primi anni fino ai manifesti della Belle Époque, passando per la produzione novecentesca e purista. Numerose opere inedite sono emerse da recenti ricerche: “Abbiamo scoperto lavori mai visti prima”, ha raccontato Bolpagni ai giornalisti. Un’occasione per riscoprire una figura centrale, ma spesso dimenticata, del primo Novecento italiano.
Cinque mostre diverse per temi e linguaggi, unite dalla voglia di raccontare storie d’arte che superano confini geografici e temporali. Un invito – per chi ama il contemporaneo come per chi vuole capire le radici della modernità – a lasciarsi sorprendere da sguardi nuovi o dimenticati.










