Valdidentro, 27 febbraio 2026 – Due giovani, un uomo e una donna tra i 20 e i 30 anni, hanno perso la vita ieri pomeriggio travolti da una valanga sul versante sud-ovest del Monte Cornaccia, nel territorio di Valdidentro, in Valtellina. L’allarme è scattato poco dopo le 14, quando alcuni escursionisti hanno visto il distacco della massa nevosa e hanno subito chiamato i soccorsi. Sul posto sono arrivati il Soccorso Alpino, i Vigili del fuoco di Sondrio e due elicotteri di emergenza partiti da Sondrio e Bergamo. Il recupero è durato più di due ore, complicato dalla neve instabile e dal terreno difficile.
Valanga sul Monte Cornaccia: come sono andate le cose e i soccorsi
Secondo quanto riferito da Areu Lombardia, le vittime non sono ancora state identificate ufficialmente. Si tratterebbe di escursionisti esperti, almeno stando alle prime informazioni raccolte dal Soccorso Alpino. La valanga si è staccata intorno ai 2.200 metri, in un punto noto per l’esposizione al vento e per la presenza di strati deboli sotto la neve superficiale. “Abbiamo trovato i corpi a circa 300 metri dal punto di distacco”, ha raccontato uno dei tecnici del Soccorso Alpino, visibilmente provato. “Le condizioni erano difficili, la neve cedeva sotto i piedi”.
I soccorritori sono arrivati in elicottero, atterrando poco sotto la cresta. Hanno lavorato con sonde e cani da valanga, scavando a mani nude nei primi minuti. Solo dopo circa quaranta minuti sono riusciti a localizzare i due giovani, purtroppo già senza vita. “Non c’era più nulla da fare”, ha ammesso un vigile del fuoco di Sondrio. La zona è stata messa in sicurezza per evitare altri distacchi.
Un inverno fuori dal normale: il bilancio delle vittime da valanga sale
Con questa tragedia, il numero delle vittime da valanga sulle montagne italiane sale a 23 dall’inizio della stagione invernale. Un dato che allarma gli esperti: solo nell’ultima settimana si sono contati 11 morti in sette giorni, un picco che non si vedeva da anni. Il meteo ha avuto un ruolo decisivo. Dopo sette settimane di piogge forti e alluvioni all’inizio del 2026, il Nord Italia vive ora una specie di quasi-primavera, con temperature anche dieci gradi sopra la media.
In Piemonte e Valle d’Aosta, secondo le rilevazioni dell’Arpa, si sono toccati i 24 gradi in alcune località montane. “Queste oscillazioni termiche rendono il manto nevoso molto instabile”, ha spiegato un meteorologo del Centro Valanghe di Arabba. “La neve fresca si appoggia su strati deboli più in profondità e basta poco – un passaggio, una raffica di vento – per far partire una valanga”.
Allerta sulle Alpi: rischio alto anche nei prossimi giorni
Le autorità hanno ribadito la necessità di prestare la massima attenzione per chi va in montagna in queste settimane. Il pericolo valanghe resta alto su tutta la fascia alpina, specialmente al confine con Francia, Svizzera e Austria. Il bollettino di ieri del servizio Meteomont segnala pericolo marcato (grado 3 su 5) su gran parte delle Alpi centrali e occidentali. “Consigliamo a tutti di controllare i bollettini prima di partire”, ha ricordato il presidente del Cai Lombardia, Marco Pozzi.
Molti rifugi hanno deciso di sospendere le escursioni organizzate fino a nuovo avviso. “Non possiamo rischiare altre vite”, ha detto il gestore del rifugio Viola, poco lontano dal luogo della tragedia. Nel frattempo, il Soccorso Alpino resta in allerta: solo nell’ultimo mese sono stati fatti oltre trenta interventi per valanghe o slavine in Valtellina e dintorni.
La comunità locale sotto choc
A Valdidentro la notizia si è sparsa rapidamente tra residenti e operatori turistici. “Siamo sconvolti”, ha detto una commerciante del centro, mentre alcuni sciatori hanno deciso di tornare a valle prima del previsto. Il sindaco, Massimo Trabucchi, ha espresso il suo cordoglio alle famiglie delle vittime e ha chiesto un incontro urgente con le autorità regionali per discutere nuove misure di sicurezza.
La montagna, in questi ultimi giorni di febbraio, mostra ancora una volta il suo lato più imprevedibile. Eppure, come ripetono gli esperti, la prudenza resta l’unica vera difesa contro i pericoli della neve instabile.










