Roma, 27 febbraio 2026 – Quasi 20 mila credenziali consegnate, 132 punti per il passaporto del pellegrino attivi e oltre 12 mila Testimonium rilasciati a Roma: la Via Francigena nel 2025 ha fatto registrare numeri in netta crescita, confermandosi come uno dei cammini più seguiti d’Europa. Dietro questo boom, secondo l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), non c’è solo l’effetto del Giubileo, ma anche un interesse sempre più forte per il turismo lento e sostenibile.
Via Francigena, boom di pellegrini e crescita internazionale
Nel 2025 le credenziali distribuite sono aumentate del 35,95% rispetto all’anno prima. I punti di distribuzione sono cresciuti del 5,6%, mentre il numero di pellegrini che hanno ottenuto il Testimonium a Roma – il documento che certifica il cammino completato – è più che raddoppiato: +117,96%. Un segnale chiaro, dicono dall’AEVF, della vitalità di un percorso che taglia l’Italia da nord a sud, attraversando borghi e città spesso lontane dal turismo di massa.
L’aspetto internazionale resta dominante: il 53% dei pellegrini arriva dall’estero. In cima alla lista ci sono statunitensi, francesi, tedeschi, australiani, olandesi, spagnoli e inglesi. Un vero mosaico di provenienze che dimostra come la Via Francigena riesca a parlare a tanti pubblici diversi, unendo motivazioni spirituali, culturali e personali.
Meno folla d’estate, più cammini fuori stagione
Un dato interessante riguarda la destagionalizzazione del flusso di pellegrini. Settembre resta il mese preferito per partire (19%), seguito da aprile (13%), maggio e ottobre (entrambi al 12%). I mesi “di spalla” stanno quindi guadagnando terreno rispetto all’estate, segno che molti scelgono il cammino anche per evitare il caldo e le folle.
Le motivazioni per mettersi in cammino sono varie. Secondo l’AEVF, il 41,5% dei pellegrini lo fa per condividere l’esperienza con altri viaggiatori. Il 28,2% parte per ragioni spirituali o religiose; il 25% per interesse culturale; mentre il 23,4% indica il turismo come motivo principale. Spesso queste ragioni si intrecciano: non è raro che chi parte abbia più di uno scopo.
Turismo lento, un investimento per il territorio
“Numeri importanti, senza dubbio sostenuti dal Giubileo, che confermano il ruolo strategico della Via Francigena e del turismo lento per lo sviluppo economico e sociale del Paese”, ha commentato la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Il Ministero ha già messo sul piatto oltre 30 milioni di euro per i cammini italiani e ha stanziato altri 5 milioni di euro con la legge appena approvata, che dà un ruolo centrale al Dicastero nella promozione dei percorsi.
Santanchè ha aggiunto che “la Via Francigena e gli altri cammini aiutano a portare turismo anche in zone meno conosciute d’Italia, distribuendo meglio i flussi e dando nuova vita a territori spesso a rischio spopolamento”. Insomma, investire nei cammini significa dare respiro a comunità locali e piccole economie.
La strada davanti a sé: internazionalizzazione e identità
Il futuro della Via Francigena resta sotto i riflettori. L’Associazione Europea delle Vie Francigene punta a rafforzare l’internazionalità del percorso, migliorare l’accoglienza e far emergere le tappe meno note. “Il cammino è ormai un fenomeno globale – spiegano dall’associazione – e la sfida sarà tenere insieme l’aumento dei pellegrini e la salvaguardia dell’identità dei luoghi”.
Intanto, lungo il percorso, da Fidenza a Viterbo, passando per Siena e Bolsena, si sente già aria di stagione intensa. Baristi, albergatori e volontari raccontano di un flusso in crescita. “Quest’anno vediamo volti nuovi ogni giorno”, racconta Marco, che gestisce un ostello a San Quirico d’Orcia. La vecchia strada continua a parlare al presente.










