Milano, 27 febbraio 2026 – A gennaio 2026, l’Istat ha diffuso i dati sull’interscambio commerciale dell’Italia con i Paesi extra Ue27, che mostrano un calo sia nelle esportazioni sia nelle importazioni. A soffrire di più sono state le importazioni, scese del 3,9%, mentre le esportazioni hanno segnato un -1,9%. Un rallentamento che riguarda quasi tutti i principali partner commerciali extraeuropei.
Export in calo, Stati Uniti e Regno Unito fanno la differenza
Il calo delle esportazioni verso i Paesi extra Ue27 si spiega soprattutto con la frenata delle vendite di beni strumentali. “Il dato negativo deriva principalmente dal calo delle esportazioni di macchinari e apparecchiature”, ha spiegato un analista Istat contattato nel primo pomeriggio. Guardando al confronto con gennaio 2025, metà della flessione si deve proprio alla riduzione delle vendite verso Stati Uniti e Regno Unito.
Guardando i numeri, le esportazioni italiane hanno rallentato quasi ovunque nel mondo extra Ue27. Il calo più netto è stato verso i Paesi Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) con un -18,5%. Male anche il Giappone (-16,2%), il Regno Unito (-14,8%), i Paesi Asean (-7,1%) e gli Stati Uniti, che hanno registrato un -6,7%.
Importazioni in ribasso, segnale di frenata globale
Anche le importazioni extra Ue27 sono diminuite, segnando un -3,9% rispetto a dicembre 2025. Questo indica una domanda interna meno vivace e probabilmente un rallentamento nella produzione industriale. “È un segnale che va letto nel contesto più ampio della congiuntura internazionale”, ha commentato un funzionario del Ministero dello Sviluppo Economico. La riduzione riguarda sia i beni energetici sia quelli intermedi.
Il calo potrebbe anche riflettere una minore richiesta di materie prime e semilavorati da parte delle aziende italiane. Alcuni imprenditori del settore manifatturiero, sentiti tra Milano e Torino nella tarda mattinata, parlano di “un clima di attesa” dovuto alle incertezze sui mercati globali.
Cina e Svizzera, due eccezioni in controtendenza
In mezzo a questa generale debolezza, spiccano però due casi positivi: Cina e Svizzera. Le esportazioni verso la Svizzera sono cresciute del 15,3%, mentre quelle dirette in Cina sono aumentate del 14,5% su base annua. “La domanda cinese di prodotti italiani resta forte, soprattutto nei settori della moda e dell’agroalimentare”, ha sottolineato un rappresentante di Confindustria Moda durante un incontro a Roma.
Anche la Svizzera conferma di essere un partner commerciale solido per l’Italia. Fonti del settore orafo di Valenza raccontano che “le esportazioni di gioielli e orologi hanno avuto un peso importante nella crescita di gennaio”.
Prospettive incerte per i prossimi mesi
Gli operatori economici rimangono cauti. “Il quadro è incerto: la domanda internazionale resta debole e le tensioni geopolitiche non aiutano”, ha ammesso un dirigente di Assolombarda. L’Istat non esclude ulteriori oscillazioni nei mesi a venire, legate sia all’andamento dei mercati finanziari sia alle mosse commerciali dei principali partner.
In sintesi, il dato di gennaio conferma una fase di rallentamento per l’export italiano fuori dall’Unione Europea. Solo Cina e Svizzera sembrano offrire qualche spiraglio positivo. Per il resto, il 2026 si apre con più ombre che luci sull’interscambio commerciale extra Ue27.










