Roma, 26 febbraio 2026 – Un milione di euro spariti in tre anni tra hotel di lusso, shopping sfrenato e abbonamenti online. Ieri il tribunale di Roma ha condannato a 4 anni e 3 mesi un 36enne romano, ex responsabile amministrativo della Fibernet, azienda che opera nelle infrastrutture digitali. La sentenza, firmata dal giudice monocratico di piazzale Clodio dopo due ore di camera di consiglio, chiude il primo capitolo di una storia che ha scosso l’azienda, rivelando una frode che si è protratta dal 2019 al 2022.
Furti ben organizzati tra bonifici e carte aziendali
La Procura di Roma ha ricostruito un sistema ben studiato. Il dipendente usava due vie per drenare i soldi: bonifici diretti su sei conti personali e spese con due carte di credito aziendali. Gli investigatori hanno trovato spese da capogiro: soggiorni a Borgo Egnazia in Puglia, lo stesso resort dell’ultimo G7, borse di Louis Vuitton, videogiochi per PlayStation per decine di migliaia di euro e abbonamenti alla piattaforma per adulti OnlyFans.
Non è tutto. Per coprire i buchi, l’uomo ha chiesto prestiti bancari per 1,3 milioni di euro falsificando la firma digitale del legale rappresentante di Fibernet. “Accettava tassi altissimi pur di nascondere le uscite”, ha spiegato in aula il pubblico ministero Annalisa Martini. Un dettaglio che, secondo l’accusa, dimostra la piena consapevolezza e la volontà di ingannare.
La collega sospettosa e la scoperta delle prove
Il castello di bugie è crollato per una spesa sospetta da 5mila euro che una collega ha notato e chiesto di spiegare. Solo allora i vertici dell’azienda hanno deciso di indagare più a fondo. “I conti non tornavano, c’erano troppe uscite senza giustificazione”, ha raccontato uno dei soci al processo.
Le prove più pesanti sono saltate fuori dall’auto aziendale dell’uomo: estratti conto, ricevute, documenti che tracciavano i movimenti di denaro. È diventato subito chiaro che il danno era molto più grande. Gli investigatori hanno ricostruito come i soldi venivano sistematicamente spostati su conti personali e usati per spese private.
Coinvolta anche la suocera con fatture false
Nell’inchiesta è finita pure la suocera del 36enne, 63 anni, titolare di un bar nella periferia di Roma. Secondo gli atti, avrebbe incassato circa 22mila euro emettendo fatture per “omaggi per clienti” e “specialità italiane per clienti esteri”, merci mai consegnate a Fibernet. Per lei la condanna è stata più lieve: 8 mesi, con pena sospesa.
“Era tutto studiato per far sembrare regolari le uscite”, ha spiegato un investigatore della Guardia di Finanza. La donna avrebbe fatto da copertura al genero, fornendo documenti falsi.
La sentenza e le reazioni in azienda
Il tribunale ha accolto la richiesta di Fibernet, che si era costituita parte civile, riconoscendo il danno subito. La pena inflitta al 36enne supera quella chiesta dal pm (3 anni), segno, secondo il giudice, della gravità e della durata del reato. “Abbiamo rischiato grosso, per anni non abbiamo capito dove finivano i soldi”, ha confidato uno dei titolari all’uscita dall’aula.
La società, che negli ultimi mesi ha dovuto rivedere i bilanci e riorganizzare l’amministrazione, guarda avanti. Ma la ferita resta aperta: “Ci fidavamo ciecamente, nessuno avrebbe mai immaginato una cosa simile”, ha ammesso una dipendente storica.
Un caso che riaccende l’allarme sui controlli interni
La vicenda di Fibernet riporta sotto i riflettori i controlli interni nelle aziende, soprattutto in settori dove circolano molti soldi, come quello delle infrastrutture digitali. Fonti vicine alle indagini dicono che con un controllo più attento dei flussi e delle autorizzazioni si sarebbe potuto evitare un danno così grande.
Per ora c’è solo la condanna in primo grado. La difesa del 36enne ha già annunciato ricorso in appello. Nel frattempo, in azienda si lavora per ricostruire la fiducia e rafforzare le procedure. “Non vogliamo più ritrovarci in una situazione simile”, hanno garantito i vertici di Fibernet.










