Roma, 26 febbraio 2026 – Le imprese italiane fanno fatica a trovare i profili giusti. È quanto emerge dal secondo Report di Cnel e Unioncamere, realizzato insieme a Istat e pubblicato oggi. In 46 casi su 100, le aziende non riescono a coprire le posizioni aperte. Un segnale chiaro di una situazione complicata, mentre aumentano i giovani che potrebbero lavorare ma restano fuori dal mercato.
Domanda e offerta di lavoro: un divario che non si colma
Il rapporto, presentato questa mattina a Roma, conferma un problema ormai ben noto: le competenze disponibili non corrispondono alle richieste delle imprese. Nel dettaglio, la difficoltà a trovare personale è leggermente calata rispetto al semestre scorso, passando dal 48,4% al 46,1% nella seconda metà del 2025. Ma resta un nodo centrale per la competitività del sistema produttivo italiano.
Renato Brunetta, presidente del Cnel, ha spiegato: “I dati di questo Report ci mostrano una sfida urgente: far incontrare i bisogni delle imprese, che cercano personale in quasi la metà delle assunzioni previste, con il capitale umano che abbiamo in casa, come i giovani, le donne e gli anziani”. Un richiamo a non sprecare risorse già presenti ma lasciate ai margini.
Giovani e inattivi: un potenziale da recuperare
Nel documento si segnala un aumento del numero di giovani potenzialmente disponibili. Molti sono ancora studenti, ma cresce anche la fascia degli “inattivi”, aumentata del 4% nell’ultimo anno. Qui rientrano tanti ragazzi che, per vari motivi, faticano a entrare nel mondo del lavoro. Un dato che allarma: rischiano di restare esclusi proprio mentre le imprese faticano a trovare personale.
Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha sottolineato l’urgenza di “trovare le strade migliori per facilitare l’ingresso dei giovani nel lavoro e trattenere i talenti, così da garantire competitività alle imprese e crescita per il Paese”. “I giovani sono una risorsa preziosa – ha aggiunto – che dobbiamo saper valorizzare, offrendo loro un lavoro stabile e soddisfacente”.
I settori più in difficoltà: costruzioni e metalmeccanica
Le maggiori difficoltà si registrano nelle costruzioni, dove oltre il 60% delle nuove assunzioni fatica a trovare candidati adatti. Situazione simile nell’industria metalmeccanica ed elettronica, con un tasso del 59,2%. Nei servizi, le difficoltà sono alte soprattutto in informatica e telecomunicazioni (51,4%), mentre nel turismo e nella ristorazione scendono ma restano importanti (46,9%).
Il Report mette in evidenza che le maggiori carenze riguardano dirigenti e operai specializzati, mentre per impiegati e figure non qualificate il problema è meno grave. È chiaro che la domanda di competenze tecniche e specialistiche supera ancora l’offerta formativa.
Le reazioni: preoccupazione e richieste concrete
Durante la presentazione, diversi rappresentanti delle associazioni datoriali hanno espresso preoccupazione per la tenuta del sistema produttivo. “Serve una politica attiva mirata – ha detto un imprenditore metalmeccanico presente all’incontro – perché senza personale qualificato rischiamo di perdere terreno anche all’estero”.
Dall’altra parte, i sindacati chiedono più investimenti in formazione e orientamento scolastico. “Serve un collegamento più stretto tra scuola e lavoro – ha spiegato una delegata della Cgil – altrimenti continueremo a vedere giovani senza lavoro e imprese senza personale”.
Uno scenario ancora incerto
Secondo gli analisti di Cnel e Unioncamere, la situazione resta in evoluzione. Da un lato si registra un lieve miglioramento rispetto ai mesi precedenti, dall’altro la crescita degli inattivi tra i giovani mostra che il problema non è solo numerico ma anche di qualità. Le imprese cercano competenze specifiche che spesso non si trovano o non sono aggiornate rispetto alle reali esigenze.
In attesa delle prossime misure del governo, il dibattito resta aperto. E la sfida, come ha ricordato Brunetta, è “non lasciare indietro nessuno”, dando finalmente valore al capitale umano italiano.










