Milano, 24 febbraio 2026 – Il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha bollato come “delinquente” Carmelo Cinturrino, l’ex assistente capo arrestato pochi giorni fa con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo. Una presa di posizione netta, arrivata dopo che la stessa Polizia di Stato ha condotto le indagini che hanno portato al fermo del collega, tracciando un solco netto tra l’istituzione e chi, secondo l’accusa, ha tradito la divisa.
Rogoredo, lo sparo che ha scosso la Polizia
La Procura di Milano ha ricostruito così i fatti: Cinturrino avrebbe sparato a Mansouri mentre l’uomo cercava di scappare, per poi appoggiare una pistola sul corpo senza vita. Un gesto che, nelle parole di Pisani, “colpisce al cuore i principi dello Stato di diritto”. Il Capo della Polizia non ha usato giri di parole: “Mostrare come la Polizia di Stato ha arrestato un suo ex agente, che anzi definirei un delinquente, è l’immagine vera del nostro modo di lavorare”, ha detto ieri mattina, durante un incontro con i giornalisti a Roma.
“Qui non si fa sconti a nessuno”
Il messaggio dei vertici è chiaro: Cinturrino non è più un poliziotto. “L’immagine positiva è quella dei colleghi della questura di Milano, ed è fondamentale – ha sottolineato Pisani – perché dobbiamo essere un punto di riferimento per la comunità. Il cittadino deve poter contare ogni giorno sul nostro lavoro”. Il richiamo è diretto, dentro e fuori la Polizia: nessuna tolleranza per chi viola le regole. “Nessun agente può agire fuori dai binari della legge e del codice etico”, ha ribadito il Capo.
Lo Stato di diritto non è un optional
Rogoredo, zona nota per lo spaccio e i problemi sociali, torna a far discutere sul rispetto dei diritti anche nelle situazioni più complicate. Pisani ha sottolineato che “lo Stato di diritto non è un concetto astratto. Noi siamo i primi a doverlo mettere in pratica ogni giorno, è il modo in cui lavoriamo”. E ha aggiunto: “Rispettare la persona, la sua integrità e dignità è un obbligo. Un dovere che vale per tutti, anche per chi commette un reato”.
Indagini interne e altri sospetti
Le indagini, guidate dalla magistratura e dalla Squadra Mobile, non si fermano a Cinturrino. Altri poliziotti sono finiti sotto inchiesta per favoreggiamento e omissione di soccorso: a loro si contesta di aver taciuto per paura o per coprire colleghi. Pisani ha annunciato che “una volta chiuse le indagini, scatteranno i provvedimenti disciplinari per chi è coinvolto e ha reso interrogatorio”. L’attività interna – ha spiegato – “non è partita subito per non interferire con le indagini giudiziarie”. Ora però, con tutto più chiaro, si va avanti con decisione.
Un segnale forte alla città e agli agenti
Pisani ha voluto sottolineare il ruolo degli investigatori di Milano: “La trasparenza e la responsabilità della questura sono un esempio per tutti. Dimostrano la forza della Polizia nel fare chiarezza sul comportamento dei propri uomini, senza nascondere nulla e con rigore”. In via Fatebenefratelli, sede della Questura, il clima resta teso. Alcuni agenti, secondo quanto raccolto da alanews.it, hanno espresso amarezza e disagio per una vicenda che rischia di gettare un’ombra su tutto il corpo.
Rogoredo: una ferita aperta da sanare
Il “metodo” fatto di violenze e coperture nel boschetto di Rogoredo non è solo un caso giudiziario. È una ferita aperta per la città e le forze dell’ordine. La comunità aspetta risposte concrete. E la Polizia, almeno a parole dei suoi vertici, sembra pronta a curare questa ferita con la massima severità.










