Roma, 24 febbraio 2026 – A gennaio 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,4% rispetto a dicembre e dell’1,0% rispetto a gennaio 2025. Lo comunica oggi l’Istat. Un dato che conferma le stime preliminari delle scorse settimane e segna il livello più basso dell’inflazione da novembre 2024, quando il tasso annuo era all’1,3%.
Inflazione rallenta: cosa dicono i numeri di gennaio
L’Istat mostra un’inflazione che frena rispetto a dicembre, quando era all’1,2% su base annua. La crescita mensile resta contenuta. “La salita dei prezzi al consumo è moderata – spiegano da via Balbo – e riflette una domanda interna che resta prudente”. Insomma, la corsa dei prezzi sembra essersi fermata, almeno per ora.
Alimentari e spese per la casa spingono il carovita
A incidere sull’aumento generale sono soprattutto alcuni settori. Gli Alimentari non lavorati – come frutta e verdura fresca – sono cresciuti del 2,5% rispetto a gennaio 2025. Gli Alimentari lavorati, cioè pane, pasta e prodotti confezionati, hanno segnato un +1,9%. “Il settore alimentare resta molto sensibile alle variazioni dei costi dell’energia e delle materie prime”, spiega un analista dell’Istat.
Non solo cibo: i Servizi legati all’abitazione – affitti, bollette e manutenzioni – sono aumentati del 4,4% su base annua. L’aumento riflette sia l’adeguamento dei canoni sia l’impatto delle spese energetiche. “Le famiglie avvertono ancora forte il peso delle utenze domestiche”, commenta una rappresentante dell’Unione Nazionale Consumatori.
Tabacchi e servizi ricreativi sopra la media
Tra le altre voci in crescita ci sono i Tabacchi, con un +3,3% rispetto a un anno fa. Questo aumento segue gli interventi fiscali e le politiche per ridurre il consumo. Anche i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona – cinema, teatri, palestre, parrucchieri e centri estetici – hanno segnato un rialzo del 3,0%. “Dopo la pandemia questi settori hanno dovuto alzare i prezzi per far fronte ai costi maggiori”, spiega il presidente di un’associazione di categoria.
Un confronto con i mesi scorsi
Rispetto ai mesi precedenti, l’inflazione rallenta nettamente. A novembre 2024 era all’1,3%, a dicembre all’1,2%, ora si ferma all’1%. “È un segnale di stabilità – osserva un economista della Banca d’Italia – ma resta da capire se è un trend vero o solo una pausa”. Nei prossimi mesi si vedrà l’effetto delle decisioni della Bce e delle tensioni internazionali sui prezzi.
Le reazioni: famiglie attente, occhi puntati sui prossimi dati
Tra le famiglie italiane resta la prudenza. “Al supermercato la spesa resta alta soprattutto per frutta e verdura”, racconta una signora al mercato della Garbatella. “Per il resto cerchiamo di risparmiare dove si può”. Le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme: “Serve tenere sotto controllo i prezzi dei beni di prima necessità”, dice il portavoce del Codacons.
Intanto l’Istat conferma che la stima preliminare è stata rispettata. Il prossimo appuntamento con i dati sull’inflazione è a metà marzo, quando arriveranno le cifre di febbraio. Solo allora si potrà capire se la frenata di gennaio è l’inizio di una nuova fase per il potere d’acquisto delle famiglie italiane.










