Milano, 24 febbraio 2026 – Carmelo Cinturrino, commissario capo di Polizia, ha ammesso di aver ucciso Abderrahim Mansouri lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. Resta però il mistero della pistola finta trovata accanto al corpo. Il poliziotto, ora detenuto a San Vittore, ha raccontato la sua versione al legale Piero Porciani, alla vigilia dell’interrogatorio di convalida davanti al gip Domenico Santoro. Intanto, la Procura di Milano sospetta che dietro ci sia qualcosa di più complicato di quanto detto finora.
La pistola finta e il collega coinvolto: una messinscena sotto accusa
«Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché avevo paura di quello che sarebbe potuto succedere», avrebbe detto Cinturrino al suo avvocato. Da quanto emerge, l’agente si sarebbe accorto solo mentre sparava che la vittima aveva in mano un sasso e non un’arma. Un dettaglio che cambia tutto e che, secondo lui, avrebbe potuto giustificare l’uso della pistola. Ma mettere una replica a salve accanto al corpo ha reso la storia ancora più confusa.
Non finisce qui. Cinturrino avrebbe coinvolto un collega nella messinscena. «Ho detto a un mio collega di andare a prendere lo zaino» – ha spiegato – «lui sapeva cosa c’era dentro». Questo particolare, per gli inquirenti, potrebbe peggiorare la sua posizione e aprire nuove piste sulle responsabilità degli altri agenti presenti quella sera nel boschetto.
La Procura indaga su vecchi screzi e minacce
La Procura di Milano non si limita a ricostruire la dinamica dello sparo. Sta scavando anche nei rapporti tra Cinturrino e Mansouri, 28 anni, già noto come piccolo spacciatore nella zona sud della città. Secondo alcune testimonianze raccolte dagli avvocati della famiglia Mansouri, l’assistente capo avrebbe chiesto più volte soldi e droga al giovane marocchino, così come ad altri frequentatori del boschetto.
Il loro rapporto era teso, fatto di minacce e reciproca diffidenza. Pare che Mansouri volesse filmare il poliziotto mentre compiva presunte azioni illegali, per poi denunciarlo. Gli inquirenti stanno controllando telefoni e messaggi sequestrati per capire se c’è qualcosa di vero. «Aveva paura che lo prendesse di mira», ha raccontato un conoscente della vittima.
Il passato di Cinturrino sotto la lente
Mentre si attende l’interrogatorio di domani, previsto per le 10.30 nel carcere di San Vittore con il procuratore Marcello Viola, si apre un altro fronte. Gli investigatori hanno riaperto un fascicolo su un presunto falso arresto risalente al 2024, che coinvolge un giovane tunisino poi assolto. Per un errore burocratico, gli atti non erano mai arrivati in Procura e sono stati recuperati solo ora.
Intanto, è stata perquisita la compagna di Cinturrino – non indagata – per trovare tracce sulle sue entrate e possibili legami con il giro dello spaccio locale. Sotto controllo anche i movimenti bancari e le comunicazioni telefoniche dell’agente negli ultimi mesi.
Dna, tensioni e reazioni nel corpo di polizia
Sul piano scientifico, resta da chiarire chi è il secondo profilo genetico trovato sulla pistola a salve: il primo è di Cinturrino, mentre non ci sono tracce del giovane marocchino. I risultati degli esami arriveranno nei prossimi giorni e potrebbero cambiare la ricostruzione dei fatti.
Nel frattempo, tra i colleghi dell’agente arrestato cresce la paura per possibili ritorsioni. «Ho temuto che sparasse anche a me», ha detto uno degli agenti presenti quella sera. Il capo della Polizia ha preso posizione senza mezzi termini: «Cinturrino? Un delinquente. Nessun agente può agire fuori dalle regole». Parole dure che segnano una frattura profonda all’interno del corpo.
Un caso che scuote le istituzioni e l’opinione pubblica
L’arresto di Cinturrino ha scatenato reazioni immediate anche in politica. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso «rabbia profonda» per quanto accaduto, chiedendo chiarezza e rigore nelle indagini. Sullo sfondo resta il tema della fiducia nelle forze dell’ordine e delle responsabilità personali.
Solo domani, dopo l’interrogatorio davanti al gip, si capirà se la versione di Cinturrino reggerà o se emergeranno nuovi dettagli su una vicenda che ha già segnato la città di Milano.










