Berlino, 23 febbraio 2026 – Wim Wenders, uno dei registi tedeschi più famosi a livello internazionale, ha scelto la serata finale della Berlinale per lanciare un messaggio chiaro e diretto: “Le cause condivise hanno più chance di resistere al vento sempre diverso del consumo rapido e della sovrabbondanza. Il cinema è più forte dell’oblio e dura molto più a lungo dell’attenzione fugace che regala Internet”. Parole che hanno colpito un pubblico ancora scosso dalle polemiche che hanno attraversato questa edizione del festival, segnata da forti interventi politici e tensioni legate alla situazione in Medio Oriente.
Berlinale, cinema e politica in primo piano
La cerimonia di chiusura della Berlinale 2026 si è svolta in un’atmosfera tutt’altro che tranquilla. Sul palco del Berlinale Palast, nel cuore di Potsdamer Platz, si sono alternati registi e artisti decisi a non girarsi dall’altra parte davanti alle crisi internazionali. Al centro del dibattito, la questione di Gaza. Marie-Rose Osta, regista libanese, ha conquistato l’Orso d’oro per il miglior cortometraggio con “Yawman ma walad – Someday a Child”. Nel suo discorso, Osta ha ricordato la sofferenza dei civili palestinesi, sottolineando come “il cinema può dare voce a chi altrimenti non ne avrebbe”.
Poco dopo, Abdallah Alkhatib, autore siriano-palestinese, ha vinto il premio per la migliore opera prima con “Chronicles From the Siege”. Anche lui ha parlato apertamente della situazione a Gaza, ma al termine del suo intervento si è acceso un battibecco con una parte del pubblico: alcuni spettatori hanno urlato slogan chiedendo la liberazione di Gaza anche da Hamas. Momenti di tensione che hanno costretto la sicurezza a intervenire per riportare la calma.
La direttrice artistica: “Qui si ascolta e si cerca il dialogo”
All’inizio della serata, Tricia Tuttle, direttrice artistica della Berlinale, aveva già dato il tono: “Un festival come questo non può risolvere i conflitti del mondo”, ha detto dal palco poco dopo le 20. “Ma è un luogo dove possiamo portare la complessità, ascoltarci e umanizzarci a vicenda. Questa complessità si vede non solo nei film che non danno una sola versione dei fatti, ma in tutti i film che condividono qualcosa”. Un appello a dialogare, più che a dividersi.
Wim Wenders: “Il cinema sopravvive alla distrazione digitale”
Chiamato a chiudere la serata, Wenders ha usato parole misurate ma potenti. Ha ricordato come “alla Berlinale la politica sia sempre stata presente, perché Berlino è da sempre una città molto politicizzata”. Il regista, noto per capolavori come “Il cielo sopra Berlino” e “Paris, Texas”, ha insistito sul ruolo del cinema come memoria collettiva: “Solo il cinema riesce a sopravvivere alla brevità dell’attenzione digitale”, ha detto rivolgendosi al pubblico internazionale.
Berlinale 2026, tra tensioni e riflessioni
Molti osservatori presenti, tra cui critici di testate come Die Zeit e Le Monde, vedono questa edizione della Berlinale come un momento che resterà nella storia per la sua capacità di fare spazio al dibattito politico senza perdere di vista i film. “Non c’è mai stata una vera separazione tra arte e realtà”, ha confidato un membro della giuria internazionale poco prima della premiazione. Eppure, le polemiche non sono mancate: fuori dal palazzo, piccoli gruppi di manifestanti hanno distribuito volantini per chiedere più attenzione ai diritti umani.
Il futuro della Berlinale: tra impegno e racconto
Ora la domanda è: come andrà avanti la Berlinale? Riuscirà a tenere questo equilibrio tra impegno civile e amore per il cinema? Tricia Tuttle, nel dietro le quinte, ha risposto così ai giornalisti: “Non possiamo chiudere gli occhi su quello che succede nel mondo. Ma il nostro compito resta raccontare storie”. Una frase semplice, che riassume bene lo spirito di questa edizione: il cinema come spazio di confronto, memoria e, forse, resistenza.
In una Berlino ancora segnata da discussioni e applausi, resta una parola chiave: ascoltare.










