Milano, 23 febbraio 2026 – La Polizia di Stato ha fermato questa mattina Carmelo Cinturrino, assistente capo del commissariato di Porta Romana, con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Abderrahim Mansouri. Il 34enne marocchino è stato ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, zona da tempo problematica nella periferia sud-est di Milano. Dopo settimane di indagini, la Procura di Milano ha deciso il fermo, segnando una svolta inaspettata nelle indagini.
Il caso Rogoredo: la svolta nelle indagini
Gli investigatori della Squadra Mobile, guidati dal pm Francesca Crupi, hanno ricostruito una notte di sangue. Sarebbe stato proprio Cinturrino, 52 anni, originario di Messina e da tempo residente a Milano, a sparare quel colpo fatale intorno alle 23. Il boschetto è noto alle forze dell’ordine per spaccio e tossicodipendenza. In un primo momento si pensava a un regolamento di conti tra bande, ma l’analisi delle telecamere e le testimonianze raccolte tra chi frequenta la zona hanno cambiato tutto, puntando il dito su un agente.
“Abbiamo controllato ogni pista, senza tralasciare nulla”, ha detto una fonte della Questura. “Solo quando sono emersi elementi concreti abbiamo agito”. Il fermo è stato notificato a Cinturrino nella sua casa in zona Corvetto poco dopo le 6 del mattino. L’assistente capo non ha opposto resistenza, ma ha subito chiesto di parlare con il suo avvocato.
Rogoredo, tra degrado e paura
Il boschetto di Rogoredo è da anni un simbolo del degrado milanese. Tra residenti, spacciatori e polizia, la convivenza è sempre più difficile. L’omicidio di Mansouri ha fatto salire la tensione: pattuglie in più, controlli serrati e proteste dei cittadini. “Viviamo con la paura”, racconta una donna che abita in via Orwell, a pochi passi dall’area. “Urla e spari si sentono quasi ogni notte”.
Mansouri era conosciuto come piccolo spacciatore. Non aveva precedenti gravi, ma era stato segnalato per detenzione di droga. La sera del 26 gennaio, lo avrebbero visto discutere animatamente con due uomini vicino alla ferrovia. Poi, un colpo di pistola. Quando il 118 è arrivato, l’uomo era già morto.
Le accuse contro l’agente
Cinturrino lavora nella Polizia da oltre vent’anni, con esperienza nelle operazioni antidroga. Secondo la Procura, però, quella sera ha sparato “fuori dalle sue funzioni”, senza un motivo valido. Il movente è ancora da chiarire: si parla di una lite degenerata o di un tentativo di fermare Mansouri finito male.
L’avvocato Giuseppe Rinaldi ha detto che il suo cliente “si dichiara estraneo ai fatti” e che “racconterà la sua versione davanti al giudice”. La Questura di Milano, invece, ha preferito non commentare, limitandosi a confermare il fermo.
Reazioni e cosa ci aspetta
L’arresto ha scosso colleghi e residenti. “Siamo sconvolti”, confida un agente del commissariato. “Non ce lo aspettavamo”. In quartiere, invece, c’è chi chiede chiarezza e chi teme nuove tensioni. “Vogliamo solo sicurezza”, dice un commerciante di via Rogoredo.
Nelle prossime ore Cinturrino sarà interrogato dal gip per la convalida del fermo. La Procura continua a cercare altre persone coinvolte quella notte nel boschetto. Sullo sfondo, resta la questione della gestione dell’ordine pubblico nelle periferie di Milano, un tema che torna a far parlare tutta la città.










