Catania, 23 febbraio 2026 – Un testimone ha raccontato agli investigatori di aver visto Abderrahim Mansouri, il ragazzo di 28 anni ucciso la scorsa settimana a Librino, con in mano un telefono e una pietra, ma non un’arma. Questa testimonianza, riportata nel decreto di fermo a carico dell’agente Carmelo Cinturrino, getta una nuova luce sui fatti avvenuti la sera del 16 febbraio in via del Maggiolino, dove Mansouri è stato colpito a morte da un colpo di pistola sparato da un poliziotto.
Cos’è successo davvero quella sera
Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni raccolte, Mansouri sarebbe stato raggiunto dal proiettile mentre cercava di scappare. “Stava per scappare”, ha detto il testimone, che ha aggiunto come il giovane, dopo essere stato colpito, “è caduto di faccia sull’asfalto”. Un particolare confermato anche da altri elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Mobile e della Procura di Catania. Nel decreto si segnala che la scena è stata vista da diverse persone in zona, alcune delle quali hanno confermato questa versione dei fatti.
Nessun alt né identificazione
Un altro elemento importante riguarda il comportamento dei due agenti coinvolti. L’agente che era con Cinturrino ha riferito che “nessuno dei due poliziotti ha dato l’alt a Mansouri”, né si è qualificato come appartenente alle forze dell’ordine. Questo punto è considerato cruciale dalla Procura per capire se siano state rispettate le procedure previste in casi del genere. “Non ci sono segni di identificazione né richieste verbali”, ha spiegato il pm Giovanni Tarzia durante la conferenza stampa di ieri mattina in Tribunale.
La pistola giocattolo e il Dna
Accanto al corpo di Mansouri è stata trovata una replica di pistola. Gli accertamenti tecnici, però, hanno escluso che l’oggetto sia stato toccato dalla vittima. “Non sono state trovate tracce di Dna di Mansouri sulla pistola, ma solo quelle dell’agente Cinturrino”, ha detto il pm Tarzia ai giornalisti. Questo dettaglio fa pensare agli investigatori che il giovane non abbia mai impugnato la pistola giocattolo né minacciato gli agenti con quell’oggetto.
Le indagini e la reazione del quartiere
L’omicidio di Abderrahim Mansouri ha scosso profondamente il quartiere Librino. La sera del 16 febbraio, decine di persone si sono radunate davanti al nastro bianco e rosso della Scientifica. Alcuni residenti hanno raccontato di aver sentito “un solo colpo di pistola, poi le urla”. Altri hanno visto i poliziotti allontanarsi subito dopo lo sparo. La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato Giuseppe Russo, chiede che venga fatta chiarezza: “Vogliamo sapere perché hanno sparato”, ha detto il fratello maggiore di Mansouri ai microfoni delle tv locali.
La Procura e i prossimi passi
La Procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro, ha disposto il fermo per omicidio volontario dell’agente Cinturrino. Gli investigatori stanno analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza nella zona e ascoltando altri testimoni. Nei prossimi giorni arriveranno i risultati degli esami balistici e dell’autopsia, che dovrebbero chiarire la traiettoria del proiettile e la posizione esatta di Mansouri al momento dello sparo.
Un caso che fa discutere
Intanto, la vicenda ha acceso il dibattito anche fuori da Catania. Sui social si moltiplicano i commenti e le opinioni, tra chi chiede giustizia per Mansouri e chi difende l’operato della polizia. Il sindaco Enrico Trantino ha invitato alla calma: “Aspettiamo i risultati delle indagini prima di trarre conclusioni”. Solo allora, forse, si potrà capire davvero cosa sia successo quella sera in via del Maggiolino.










