Napoli, 22 febbraio 2026 – Domenico, un bimbo di poco più di due anni, è morto questa mattina alle 9.20 all’ospedale Monaldi di Napoli, dove era stato sottoposto a un trapianto di cuore. Dopo settimane di speranze e lotta, il suo cuore ha smesso di battere. La notizia, confermata dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha colpito profondamente non solo Napoli ma tutto il Paese, che in questi giorni aveva seguito con grande attenzione la vicenda.
Domenico se ne va, il dolore di una madre
Appena uscita dall’ospedale, la mamma di Domenico, Patrizia Mercolino, non è riuscita a trattenere le lacrime. “Se n’è andato, è finita”, ha detto ai giornalisti con voce rotta. Poco dopo ha annunciato di voler fondare una fondazione in memoria di suo figlio: “Voglio lasciare qualcosa di concreto per Domenico. Questa fondazione sarà il suo ricordo vivo. Lotterò perché nessuno dimentichi quello che è successo”. La donna ha anche lanciato un avvertimento: “Attenti a chi chiede soldi a nome nostro, sono solo truffe. Non date retta a queste cose”.
Le ore decisive e la scelta sulle cure
L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha spiegato che Domenico è morto dopo un “improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni”. Già ieri i medici avevano fatto capire che non c’erano più speranze. “Il bambino non soffre, è sedato, collegato a un macchinario e ha una grave insufficienza di più organi. Ma non sente dolore”, ha detto Antonio Corcione, direttore dell’Area critica del Monaldi. D’intesa con la famiglia e il medico legale scelto dai genitori, si era deciso di ridurre le terapie ai soli trattamenti indispensabili per mantenere le funzioni vitali.
Il trapianto e gli errori che hanno segnato la vicenda
La storia di Domenico è segnata da una serie di errori che hanno scatenato polemiche. Il cuore destinato al trapianto, infatti, sarebbe stato trasportato in un normale frigo bar e conservato con ghiaccio secco, una pratica che – secondo il professor Igor Vendramin, direttore della Cardiochirurgia di Udine – “non ho mai sentito in tanti anni di trapianti”. Vendramin ha spiegato che un trapianto cardiaco ha una mortalità del 7-10%, soprattutto in casi critici, ma ha definito “inimmaginabile” l’uso del ghiaccio secco: “Non è previsto in sala operatoria, da dove l’avranno preso?”. Il chirurgo del Monaldi, trovandosi davanti un organo congelato dopo aver già rimosso il cuore malato, ha provato comunque a impiantare il cuore: “Non ci sono precedenti, forse non aveva molta scelta”, ha aggiunto Vendramin.
Il cordoglio delle istituzioni e della politica
La politica non ha tardato a reagire. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso il suo dolore con un messaggio: “L’Italia tutta si stringe attorno al dolore per la perdita di Domenico, un piccolo guerriero che non sarà dimenticato. Sono certa che le autorità faranno chiarezza su questa tragedia”. Anche l’Ordine dei medici di Napoli ha parlato di “una ferita profonda per la comunità sanitaria e civile”, portando vicinanza alla famiglia e ai colleghi dell’ospedale.
Inchiesta aperta e dimissioni immediate
La Procura di Napoli ha già accertato che il cuore si è danneggiato durante il trasporto. Il medico responsabile dell’intervento si è dimesso subito dopo l’operazione. Quando si è valutata la possibilità di un nuovo trapianto, i medici del Bambino Gesù di Roma hanno escluso questa strada: le condizioni di Domenico erano ormai troppo gravi.
Un addio carico di domande
Nelle ultime ore, accanto a Domenico c’erano la mamma, il cardinale Mimmo Battaglia – che gli ha dato l’estrema unzione – e il personale sanitario che lo ha seguito fin dall’inizio. L’ospedale Monaldi ha espresso “il più sentito cordoglio” alla famiglia. Ora si dovrà capire come è stato possibile che una serie di errori abbia segnato così tragicamente la vita di questo piccolo. La madre promette di non fermarsi: “Non voglio che nessun altro bambino passi quello che è successo a mio figlio”.










