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La commovente storia di Padre Tortorella e l’addio straziante ai genitori di Domenico

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La commovente storia di Padre Tortorella e l'addio straziante ai genitori di Domenico
La commovente storia di Padre Tortorella e l'addio straziante ai genitori di Domenico
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Napoli, 22 febbraio 2026 – Il piccolo Domenico è morto questa mattina all’ospedale Monaldi di Napoli, tra le lacrime dei genitori, dei padrini di battesimo e dei medici che lo hanno seguito fino all’ultimo respiro. A raccontare quei momenti è stato padre Alfredo Tortorella, cappellano del Monaldi, che ha accompagnato la famiglia nelle ultime ore di vita del bambino. Una vicenda che, come ha detto lo stesso sacerdote, “ha sconvolto non solo la famiglia ma tutto il Paese”.

L’addio a Domenico: il racconto di padre Tortorella

È morto tra le lacrime dei genitori”, ha confidato padre Tortorella all’agenzia Sir. “Ero con la mamma di Domenico dalle 7.45, al suo capezzale. Durante la notte avevo ricevuto la notizia che le sue condizioni si erano aggravate”. Subito il sacerdote ha avvertito l’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, che ha annullato tutti i suoi impegni per raggiungere la famiglia in ospedale. “Nel giro di mezz’ora è arrivato dalla curia. Siamo rimasti lì fino a quando il bambino non è spirato, accanto alla madre. Anche il papà è entrato ed è stato con lui fino all’ultimo”, ha aggiunto il cappellano.

Chi era presente ricorda una scena di silenzio carico di dolore. I medici, alcuni con gli occhi lucidi, si sono fatti da parte lasciando spazio ai genitori e ai familiari più stretti. “È stato un momento molto duro”, ha ribadito padre Tortorella. “Una storia tragica, una storia brutta”.

Le polemiche sull’accanimento terapeutico e la legge

Negli ultimi giorni, attorno alla vicenda di Domenico si erano sollevate polemiche su presunti casi di accanimento terapeutico. Padre Tortorella, che vive ogni giorno la realtà del Monaldi, ha voluto fare chiarezza: “Dall’esterno ho sentito tanti sfoghi, sentenze di ogni tipo. Per chi è dentro la situazione, però, la prospettiva è diversa”. Il riferimento è alla legge del 2017 che regola i casi di fine vita in Italia: “Non si può parlare di eutanasia. E non si può accusare di accanimento terapeutico chi non lo pratica, perché non sarebbe né etico né morale”.

Secondo il cappellano, il personale sanitario ha seguito un percorso chiaro e trasparente. “C’è un iter terapeutico e medico durato due anni e mezzo. Questo va riconosciuto”, ha spiegato. “Gli stessi medici che oggi vengono messi in discussione sono quelli che, in passato, avevano salvato Domenico”.

La forza della madre e la dignità della famiglia

Tra i dettagli che emergono dal racconto di padre Tortorella c’è la figura della madre, Patrizia, descritta come una donna “molto forte”. “Ha ripetuto più volte: ‘Voglio che mio figlio non venga dimenticato’”, ha ricordato il sacerdote. Prima dell’arrivo dell’arcivescovo, Tortorella le ha detto: “Noi non dimenticheremo Domenico, né te, perché hai dato un esempio di forza, di coraggio e di maternità. Sei mamma al cento per cento”.

La famiglia – Patrizia e Antonio – non si è mai lasciata trascinare dalla polemica pubblica. “Sono sempre stati di grande dignità”, ha sottolineato il cappellano. “Persone giuste, che conoscono davvero come sono andate le cose”. Eppure, ha aggiunto, gli errori possono capitare: “Purtroppo sbagliamo tutti. A volte gli errori sono fatali. E ne paghiamo le conseguenze tutti quanti”.

Un segno di speranza nella comunità

Nelle parole conclusive del sacerdote c’è un invito a guardare oltre il dolore. “Bisogna risorgere. Come comunità, come Chiesa”, ha detto padre Tortorella. La testimonianza della madre di Domenico – il suo desiderio che il figlio non venga dimenticato – è già un piccolo seme di speranza per chi resta.

Nel corridoio del reparto pediatrico del Monaldi, questa mattina, ci sono stati abbracci silenziosi tra infermieri e familiari. Qualcuno ha lasciato un piccolo peluche accanto al letto ormai vuoto. Un gesto semplice, quasi impercettibile, ma che racconta meglio di tante parole il senso di una perdita che va oltre la cronaca.

Il caso di Domenico lascia un segno profondo nella comunità napoletana e nel dibattito nazionale sul fine vita. La richiesta della madre – “non dimenticate mio figlio” – risuona oggi dentro l’ospedale e fuori, come un monito a non perdere l’umanità anche nei momenti più duri.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

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