Kiev, 22 febbraio 2026 – Pavlo Aldoshyn ha 30 anni, è un attore ucraino e la guerra gli ha cambiato la vita in modo radicale. Da interprete sul set, si è ritrovato cecchino in prima linea dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022. La sua storia, insieme a quella della compagna Katarina, è al centro di Meduza, il documentario di Roc Morin uscito in questi giorni sulle piattaforme digitali negli Stati Uniti, proprio nel quarto anniversario del conflitto.
Pavlo Aldoshyn: da attore a cecchino, una trasformazione reale
Pavlo non si considera un semplice soldato che uccide. “Il cecchino non è chi ammazza, ma chi osserva. Ama la natura, le persone, gli animali, la Terra, il respiro del vento, il tocco dell’acqua. È il sensore più diretto della realtà”, ha raccontato durante un’intervista nel film. Prima della guerra, aveva già interpretato un tiratore scelto nel film Sniper: The White Raven. Durante le prove aveva imparato tecniche vere dai militari ucraini. “Ogni ruolo arriva quando sei pronto. Io ero pronto per quella guerra”, ha detto.
Guerra e famiglia: il peso della resistenza
Le immagini del documentario seguono Pavlo e Katarina per due anni. Si vedono la stanchezza, ma anche un nuovo modo di guardare le cose. Katarina, che ha avuto una figlia con Pavlo durante il conflitto, racconta: “La guerra è un buco nero e orribile. Ma c’è una luce tenue, ed è la famiglia con Pasha”. Il peso della guerra si sente ogni giorno. “Lui non può fermarsi, è come prigioniero di questa guerra. Non si confessa davvero nemmeno a se stesso, sarebbe troppo per lui”, dice Katarina.
Roc Morin e il racconto dalla prima linea
Roc Morin ha iniziato a raccontare il conflitto in Ucraina fin dal 2014, lavorando come giornalista su carta. Dopo l’invasione su larga scala, è partito per la Polonia e ha attraversato a piedi il confine con l’Ucraina, poi è arrivato a Leopoli in autostop. All’epoca non c’erano collegamenti diretti per entrare nel Paese. A Kiev, insieme alla coproduttrice Leila Wolf, ha incontrato Pavlo durante una breve pausa dal fronte. “Ci ha colpito il suo modo di vedere la guerra, così spirituale e unico”, ha spiegato Wolf.
Altri volti di Meduza: arte e resilienza
Il documentario non parla solo di Pavlo. Ci sono anche altri ucraini segnati dalla guerra. Dmytro, pittore che vive a pochi chilometri dal fronte, trasforma il dolore in quadri dai colori scuri e forme spezzate. Roman Grygoriv, compositore, ha costruito un violoncello con i pezzi di un missile: uno strumento che suona nella sua opera The voice of hell’s arrow. Sono storie che si intrecciano, voci di chi prova a sopravvivere e a creare nonostante tutto.
Meduza oltre l’Ucraina: un viaggio tra vita, morte e natura
Il film guarda anche oltre l’Ucraina, raccogliendo testimonianze dall’Ecuador, dal Giappone e dall’India. Racconta i legami tra uomini e natura, tra vita e morte. Il filo che unisce tutto è la ricerca di senso in mezzo al caos della guerra. “La trasformazione di Pavlo in questi due anni, l’impatto della guerra sul suo mondo spirituale e sulle sue relazioni sono il cuore del film”, spiega Morin.
Oggi Pavlo è ancora al fronte. La sua storia, fatta di scelte dure, silenzi e speranze, racconta i costi personali della guerra più di qualsiasi cronaca ufficiale. E resta una domanda che pesa: cosa resta dell’uomo quando tutto sembra crollare intorno a lui?










