Napoli, 20 febbraio 2026 – È in corso da mezzogiorno la riunione decisiva all’ospedale Monaldi di Napoli per decidere il futuro terapeutico di Domenico, il bimbo ricoverato in condizioni critiche dopo un trapianto di cuore andato male. Nella sala riunioni del reparto di cardiochirurgia pediatrica, medici dell’ospedale, il medico di fiducia scelto dalla famiglia, la madre di Domenico e il suo legale si sono seduti attorno a un tavolo. Un incontro molto atteso, carico di tensione e domande, che segue giorni di apprensione e richieste insistenti dei genitori.
Stop all’accanimento: cosa cambia davvero
Fonti interne al Monaldi spiegano che la riunione servirà a dettagliare la nuova terapia chiesta dalla famiglia. Non si parla di eutanasia, ma di fermare ogni forma di accanimento terapeutico. “Non si tratta di staccare l’Ecmo”, ha chiarito uno dei medici, riferendosi al macchinario che tiene in circolo il sangue di Domenico e rappresenta il suo unico supporto vitale. “Se si spegnesse l’Ecmo, la morte sarebbe immediata”. La strada scelta è quella di sospendere tutte le cure non più indispensabili, mantenendo attivi solo i supporti essenziali.
La famiglia vuole chiarezza, il medico di fiducia media
La mamma di Domenico, accompagnata dall’avvocato e dal medico di fiducia, ha chiesto trasparenza sulle prossime mosse. “Vogliamo solo che nostro figlio non soffra più”, ha detto ai giornalisti davanti all’ospedale. Dopo aver saputo che un altro trapianto non è possibile – “le condizioni cliniche non lo permettono”, spiegano i medici – la famiglia ha chiesto un percorso che rispetti la dignità del piccolo. Il medico di fiducia avrà un ruolo cruciale: dovrà ascoltare le proposte dei colleghi e assicurarsi che ogni decisione rispetti la volontà dei genitori e lo stato di salute di Domenico.
Le condizioni di Domenico e i limiti della medicina
Domenico è ricoverato al Monaldi da settimane. Il trapianto eseguito d’urgenza non ha dato i risultati sperati: il cuore nuovo è risultato danneggiato e le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. “Abbiamo fatto tutto il possibile”, ha detto uno dei cardiochirurghi. “Purtroppo la situazione è precipitata e non si può più pensare a un secondo trapianto”. L’Ecmo è l’unico presidio che lo tiene in vita, ma i medici sottolineano che proseguire con altre terapie non ha più senso.
Una scelta delicata tra etica e legge
Il caso di Domenico riapre il dibattito su accanimento terapeutico e limiti dell’intervento medico nei casi pediatrici più difficili. L’ospedale Monaldi ha ribadito che ogni decisione sarà presa nel rispetto della legge e delle linee guida etiche nazionali. “Non si tratta di eutanasia”, hanno precisato dall’ospedale, “ma di sospendere cure inutili”. La presenza dell’avvocato della famiglia sottolinea anche l’importanza degli aspetti legali: ogni passaggio sarà registrato e condiviso con tutte le parti.
Attesa e speranze fuori dal Monaldi
Questa mattina, davanti all’ingresso dell’ospedale, parenti e amici della famiglia hanno aspettato con il fiato sospeso. Qualcuno ha portato un peluche per Domenico, altri si sono fermati in silenzio accanto alla madre. “Speriamo che venga rispettata la volontà della famiglia”, ha detto una zia. La riunione dovrebbe finire nel primo pomeriggio e solo allora si saprà quale strada prenderà Domenico.
Il caso tiene alta l’attenzione anche delle associazioni per i diritti dei pazienti pediatrici. “Questi episodi mostrano quanto sia sottile il confine tra cura e accanimento”, ha detto una portavoce di “Bambini in corsia”. Per ora, l’unica certezza è che ogni decisione sarà presa per alleviare la sofferenza di Domenico, senza spingere oltre i limiti della medicina.










