Firenze, 20 febbraio 2026 – Oggi a Palazzo Vecchio Marco Bellocchio ha ricevuto il premio per la regia nella prima edizione del Premio Franco Zeffirelli, istituito dalla Fondazione e dal Trust Zeffirelli per il Centro Internazionale delle Arti e dello Spettacolo. Il premio nasce per celebrare e mantenere viva l’eredità artistica e culturale del grande regista toscano, scomparso nel 2019. Di fronte ai giornalisti, Bellocchio ha ripercorso il suo rapporto con Zeffirelli, mettendo in luce le differenze che li dividevano e la maturità che oggi gli permette di guardare a quelle distanze con occhi nuovi.
Quando due mondi si incontrano
“Eravamo molto diversi”, ha ammesso Bellocchio, “anche per il suo spirito cristiano, che all’epoca sentivo lontano. Da giovani si è più chiusi, ora forse potrei capirlo meglio, sarei più aperto”. Parole pronunciate in una sala piena, accompagnate da applausi e qualche sorriso di intesa. Il regista piacentino non ha mai nascosto la distanza che lo separava dal collega fiorentino, ma ha riconosciuto quanto il tempo abbia cambiato il suo modo di vedere le cose. “Solo adesso”, ha confessato, “riesco a guardare con più apertura ciò che prima mi sembrava lontano”.
Il loro primo incontro risale a molti anni fa, a Londra. “Ero andato con un amico a vedere la sua regia del Rigoletto al Covent Garden”, ha raccontato Bellocchio. “Gli strinsi la mano quella sera. Fu il mio primo incontro con il Rigoletto, che poi, anni dopo, ho portato in scena sia a teatro che in televisione”. Un piccolo dettaglio che mostra come spesso le strade degli artisti si incrocino in modo inatteso.
Un premio che guarda avanti
Oltre a Bellocchio, il Premio Zeffirelli è andato anche ad altri protagonisti di rilievo internazionale. Il tenore Placido Domingo e l’attore Robert Powell, noto per il ruolo di “Gesù di Nazareth”, hanno ricevuto premi speciali. Riconoscimenti anche per la scenografa Sarah Greenwood e la costumista Ann Roth, volti noti di Hollywood e dei principali teatri europei.
La cerimonia, iniziata poco dopo le 11 nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, ha raccolto molti ospiti dal mondo dello spettacolo e della cultura. Sul palco, i premiati hanno ricordato Zeffirelli come un artista capace di portare l’Italia nel mondo senza mai perdere le proprie radici.
Zeffirelli e Marchionne: due italiani con la grinta
Nel suo discorso, Bellocchio ha tracciato un parallelo tra Zeffirelli e un altro protagonista della recente storia italiana: Sergio Marchionne. “In lui vedo lo spirito di un altro personaggio a cui sto lavorando per un film”, ha spiegato il regista. “Nonostante fossero molto diversi, entrambi avevano quella forza di non mollare mai, riuscendo a emergere anche all’estero”.
Marchionne, ha ricordato Bellocchio, “si era formato in Canada e poi è tornato in Italia. Non ha avuto paura di sfidare giganti come General Motors e Chrysler, aziende che ha rilanciato conquistando anche la fiducia di Obama”. Una storia che somiglia a quella di Zeffirelli: “Anche lui è riuscito a imporsi sulla scena internazionale. In questo senso, sono due vincenti”.
Raccontare la propria verità
Bellocchio, che si prepara al debutto su HBO Max con la miniserie “Portobello” sulla vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, ha sottolineato un altro punto in comune con Zeffirelli: la capacità di raccontare storie per la televisione. “La cosa importante, che a me piaceva, è che lui in ‘Gesù di Nazareth’ ha raccontato la storia seguendo i suoi principi, la sua fede. Ha realizzato una narrazione che rispecchiava la sua verità, e questo è fondamentale per un artista”.
Il premio consegnato oggi a Bellocchio non chiude un capitolo, ma ne apre tanti altri. In sala, tra i presenti, si avvertiva la consapevolezza che l’eredità di Zeffirelli – fatta di coraggio, visione internazionale e fedeltà alle proprie radici – continua a ispirare chi oggi porta avanti il racconto dell’Italia nel mondo.










