Firenze, 19 febbraio 2026 – Robert Powell, l’attore che ha dato volto a Gesù di Nazareth, ha varcato ieri le porte di Firenze portando con sé i calzari, la frusta e i chiodi usati sul set della celebre miniserie di Franco Zeffirelli. Un gesto carico di significato, in occasione della prima edizione del Premio Zeffirelli, che gli ha consegnato un riconoscimento speciale. La cerimonia, allestita nel maestoso Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, ha raccolto attorno al palco la sindaca Sara Funaro, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e Pippo Zeffirelli, presidente della Fondazione che porta il nome del regista scomparso nel 2019. Un evento pensato per celebrare e mantenere viva l’eredità artistica di uno dei grandi nomi del cinema italiano.
Un premio per tenere vivo Zeffirelli
La serata è stata un susseguirsi di applausi, ricordi e volti noti. Oltre a Powell, sono saliti sul palco per ritirare il loro premio il tenore Placido Domingo (anche lui premiato con un riconoscimento speciale), il regista Marco Bellocchio (premio alla regia), le scenografe Sarah Greenwood e Katie Spencer (premio alla scenografia) e la costumista americana Ann Roth (premio ai costumi). Tutti hanno ricevuto una targa consegnata dalle autorità cittadine insieme alla Fondazione Zeffirelli.
Nel suo discorso, la sindaca Funaro ha ricordato come “questa città abbia dato i natali a un maestro capace di trasformare la scena in visione, la tradizione in linguaggio universale e la bellezza in patrimonio condiviso”. Parole che hanno toccato il cuore dei presenti, molti legati personalmente o professionalmente al regista fiorentino. Funaro ha poi consegnato alla Fondazione una lettera scritta da Zeffirelli al nonno Piero Bargellini, sindaco durante l’alluvione del 1966, quando il regista realizzò un documentario che aiutò a raccogliere fondi per la ricostruzione della città.
Powell e il ricordo di Gesù di Nazareth
Classe 1944, Robert Powell ha raccontato con ironia e un filo di emozione quei mesi passati tra Marocco e Tunisia quasi cinquant’anni fa, sul set della miniserie che lo ha reso celebre in tutto il mondo. “Le prime due settimane con Franco le abbiamo dedicate a capire come dare vita a questo personaggio. Abbiamo deciso insieme che sarebbe stato inutile cercare di rappresentare Gesù come un uomo, perché è molto di più”, ha spiegato l’attore britannico davanti a una platea attenta.
Powell ha spiegato che, rispetto agli altri ruoli della sua lunga carriera, per Zeffirelli è diventato “una tela bianca su cui poi il pubblico potesse disegnare il proprio Gesù”. Un modo di lavorare che, secondo lui, ha funzionato a pieno: “Dopo la prima messa in onda ho ricevuto migliaia di lettere. Tante persone mi ringraziavano perché quel Gesù era proprio quello che avevano sempre immaginato”. Il premio che ha ricevuto a Firenze, ha confidato, “è legato a Franco e per me vale più di ogni altra cosa”.
Gli altri premiati e il ricordo del maestro
Sul palco sono saliti anche gli altri protagonisti della serata. Marco Bellocchio, uno dei registi più influenti del cinema italiano contemporaneo, ha ammesso di aver conosciuto Zeffirelli solo indirettamente: “Eravamo molto diversi”, ha detto. Eppure, ha riconosciuto nel collega “un italiano capace di non lasciarsi dominare e di conquistare l’America”, paragonando lo spirito di Zeffirelli a quello di Sergio Marchionne, a cui sta dedicando un nuovo film.
Placido Domingo, che ha lavorato a fianco di Zeffirelli in molti progetti operistici, ha ricordato il maestro come “un gioco di luci e ombre, ma con una perfetta armonia”. Per il tenore, l’arte di Zeffirelli è “un’eredità immensa che non svanisce mai e che va trasmessa alle nuove generazioni”.
La costumista Ann Roth, due volte premiata con l’Oscar per “Il Paziente Inglese” e “Ma Rainey’s Black Bottom”, non ha nascosto l’emozione: “Anche solo sentire il nome Zeffirelli fa tremare i polsi a qualsiasi costumista. Quello che ha fatto è il massimo del nostro mestiere. Non riesco a credere di essere qui”. Le scenografe Sarah Greenwood e Katie Spencer, sette volte candidate all’Oscar, hanno sottolineato come studiare il lavoro di Zeffirelli “arricchisca molto, perché non si limita ai film ma racconta il mondo che ci circonda”.
L’eredità che continua a vivere
La prima edizione del Premio Zeffirelli apre così un nuovo capitolo per la Fondazione dedicata al regista. L’obiettivo è chiaro: tenere viva la memoria di Zeffirelli con iniziative concrete e riconoscimenti a chi, nel proprio lavoro, porta avanti una visione artistica capace di parlare ancora al mondo. Una serata a Firenze, tra oggetti simbolici, aneddoti e applausi, che ha restituito alla città il senso profondo dell’eredità lasciata da uno dei suoi figli più illustri.










