Francoforte, 19 febbraio 2026 – La Banca Centrale Europea è al centro di un momento delicato. Negli ultimi giorni, il Financial Times ha riportato indiscrezioni su una possibile uscita anticipata della presidente Christine Lagarde. Secondo le voci, Lagarde starebbe pensando di lasciare prima della scadenza naturale del suo mandato, prevista per ottobre 2027. Se fosse vero, sarebbe un colpo non solo politico, ma anche finanziario per l’Europa.
Dimissioni anticipate: il nodo delle elezioni francesi e la sfida dei nazionalisti
Le ipotesi su un addio anticipato di Lagarde sono legate al calendario politico francese. Il suo mandato si chiuderebbe poco dopo le prossime elezioni in Francia, dove i sondaggi danno in netto vantaggio il partito di destra Rassemblement National guidato da Marine Le Pen. Una vittoria di questa formazione, che da sempre critica l’euro, potrebbe complicare la scelta del successore di Lagarde. Da qui l’idea – circolata in ambienti politici e finanziari – che Lagarde possa lasciare prima, lasciando così spazio a Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz per gestire con calma la transizione ai vertici della BCE.
A Francoforte, però, la versione ufficiale è cauta. “La presidente Lagarde è concentrata sul suo lavoro e non ha preso decisioni sul termine del mandato”, ha detto un portavoce della BCE all’ANSA, cercando di spegnere le voci. Ma l’aria rimane tesa: la questione della guida della banca centrale arriva in un momento di forti tensioni politiche in Europa e di crescente pressione dei movimenti nazionalisti.
BCE, eurobond e l’autonomia europea: la nuova linea di Francoforte
Negli ultimi mesi, Francoforte ha preso un ruolo sempre più importante nelle scelte economiche dell’Unione Europea. La BCE ha spinto forte sull’idea di un’autonomia strategica rispetto agli Stati Uniti, in un mondo che sta cambiando rapidamente. Il lancio dell’euro digitale e le nuove iniziative per far circolare di più l’euro a livello internazionale – come le linee di liquidità per le banche centrali estere annunciate sabato scorso alla Conferenza di Monaco – sono segnali chiari di questa svolta.
La banca guidata da Lagarde ha inoltre chiesto ai governi europei di andare avanti con le riforme e di sostenere strumenti come gli eurobond, visti come fondamentali per rafforzare la coesione finanziaria dell’area euro. In questo scenario, mantenere stabile la leadership della BCE è considerato essenziale per evitare pressioni politiche come quelle viste negli Stati Uniti sulla Federal Reserve.
Reazioni e scenari: tra rassicurazioni e nuove ipotesi
Da Roma, il membro del board Piero Cipollone ha voluto tranquillizzare i mercati: “Lagarde ha il pieno controllo della banca, ci guida con forza e determinazione”, ha detto ieri mattina. Ma l’idea di un cambio ai vertici della BCE non è isolata: solo una settimana fa, il governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau ha annunciato dimissioni anticipate, proprio per evitare che la sua successione venga gestita da una maggioranza lepenista.
A Berlino, intanto, il governo non esclude una candidatura tedesca per la presidenza della BCE. “È una possibilità concreta”, fanno sapere fonti vicine al cancelliere Merz. Il favorito resta Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, che nelle ultime settimane ha aperto anche lui al tema degli eurobond, rompendo un tabù storico per la Germania.
Un puzzle difficile: candidati in campo e scadenze da tenere d’occhio
La situazione si complica se si pensa che nel 2027 scadranno anche i mandati del capo economista della BCE Philip Lane (a maggio) e della tedesca Isabel Schnabel (a fine anno). Non è escluso quindi un “rimpasto” che coinvolga più membri del board. Tra i nomi che circolano ci sono anche l’ex governatore della banca centrale spagnola Pablo Hernández de Cos e l’olandese Klaas Knot, considerati profili tecnici di alto livello.
Per ora, però, tutto è in sospeso. La BCE cerca di mantenere un profilo istituzionale e di evitare turbolenze sui mercati. Ma il dibattito sulla guida della più importante istituzione federale europea è ormai aperto. Nei corridoi di Francoforte – tra telefonate e incontri riservati – si capisce che la partita è appena iniziata.










