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La Russa e Meloni uniti contro la sentenza Sea Watch: una decisione inaccettabile

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La Russa e Meloni uniti contro la sentenza Sea Watch: una decisione inaccettabile
La Russa e Meloni uniti contro la sentenza Sea Watch: una decisione inaccettabile
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Roma, 19 febbraio 2026 – Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha commentato oggi, a margine di un evento a Roma, la recente sentenza sulla ong Sea Watch, definendola “abnorme” e ringraziando la premier per la sua presa di posizione pubblica. La vicenda, che ha riacceso il dibattito politico e istituzionale, riguarda la decisione del tribunale sullo speronamento di una nave delle forze dell’ordine italiane da parte di un’imbarcazione della ong tedesca.

La Russa: “Sentenza abnorme, grazie alla premier per la chiarezza”

Ho visto il post della premier – ha detto La Russa ai giornalisti – sono pienamente d’accordo e la ringrazio per non aver esitato a denunciare una cosa che ci sembra assurda”. Il riferimento è al messaggio pubblicato ieri dalla presidente del Consiglio, che aveva duramente criticato la decisione dei giudici. La Russa ha aggiunto: “Non è questione di polemica referendaria, ma va condannato un provvedimento che rende sempre più difficile far rispettare le leggi”.

Il presidente del Senato ha sottolineato l’importanza di distinguere tra confronto politico e rispetto delle regole: “È evidente a tutti l’abnormità di una sentenza che sembra premiare chi ha speronato una nave italiana delle forze dell’ordine”, ha spiegato. Parole forti, pronunciate davanti a una platea di rappresentanti istituzionali e giornalisti, poco dopo le 11.30 in un’aula gremita di Palazzo Madama.

Sea Watch, il caso che infiamma la politica

La sentenza riguarda un episodio del 2019, quando la nave Sea Watch 3, guidata dalla capitana tedesca Carola Rackete, aveva forzato il blocco imposto dalle autorità italiane per attraccare a Lampedusa, entrando in collisione con una motovedetta della Guardia di Finanza. Il tribunale ha assolto l’equipaggio, ritenendo che l’intervento fosse giustificato dalla necessità di salvare vite in mare.

La decisione ha scatenato reazioni contrastanti. Da una parte, le organizzazioni umanitarie hanno salutato la sentenza come una “vittoria del diritto internazionale”. Dall’altra, esponenti del governo e della maggioranza hanno espresso preoccupazione, vedendo in quella decisione un segnale di debolezza nella difesa dei confini nazionali. “Non possiamo accettare che chi mette a rischio la vita dei nostri agenti venga premiato”, ha ribadito La Russa.

Premier e maggioranza uniti: “Rispetto delle regole indispensabile”

Il post della premier, pubblicato ieri sera poco dopo le 20 sui suoi canali social, ha già segnato la linea dell’esecutivo: “Le sentenze si rispettano, ma non si può ignorare la frustrazione di chi ogni giorno rischia la vita per far rispettare le nostre leggi”. Un messaggio che ha raccolto il pieno sostegno della maggioranza. Il ministro dell’Interno ha parlato di “episodio grave”, mentre diversi parlamentari hanno chiesto una revisione delle norme che regolano l’attività delle ong nel Mediterraneo.

Nei corridoi del Senato il clima resta teso. Alcuni senatori di opposizione hanno invitato a non strumentalizzare la vicenda in vista dei prossimi referendum sulla giustizia. “Non possiamo permettere che casi come questo diventino terreno di scontro politico”, ha detto un esponente del Partito Democratico. Ma il tema è caldo: tra i banchi della maggioranza si discute già di possibili modifiche alle leggi.

La sentenza e le prospettive: tra diritto e sicurezza

Secondo fonti giudiziarie, la sentenza si basa sulle convenzioni internazionali sul soccorso in mare. “La priorità resta sempre salvare vite umane”, spiegano ambienti vicini alla procura. Dall’altro lato, il governo sottolinea la necessità di trovare un equilibrio tra solidarietà e sicurezza.

Nel frattempo, le ong continuano le operazioni nel Mediterraneo centrale. Negli ultimi giorni, secondo i dati del Viminale, sono oltre 1.200 i migranti soccorsi dalle navi umanitarie. Un flusso costante che alimenta il confronto tra istituzioni italiane ed europee.

Nei prossimi giorni si capirà se la polemica resterà confinata alle aule parlamentari o se porterà a nuove iniziative legislative. Per ora resta il divario tra chi chiede rigore e chi invoca più tutele per chi salva vite in mare.

Written by
Sara Lucchetta

Sono una giornalista appassionata di Università, ricerca e tutto ciò che ruota attorno al mondo dello studio. La mia missione su smetteredilavorare.it è quella di esplorare e raccontare le sfide e le opportunità che gli studenti e i ricercatori affrontano ogni giorno. Credo fermamente nel potere della conoscenza e nel valore dell'istruzione come strumento di cambiamento.Oltre a dedicarmi alla mia passione per l'istruzione, mi piace anche tuffarmi nel mondo dello spettacolo e del cinema. Scrivere di film e eventi culturali mi permette di esprimere la mia creatività e di esplorare le diverse sfaccettature della vita. Quando non sono impegnata a scrivere, mi trovate spesso a cercare nuovi film da vedere o a discutere di tendenze culturali con amici e colleghi. La mia curiosità mi guida in ogni racconto e spero che le mie parole possano ispirare e informare chi legge.

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