Milano, 18 febbraio 2026 – Mediobanca è balzata in Borsa questa mattina con un rialzo superiore al 7%, spinta dall’annuncio della fusione con Mps e dalla possibilità di un imminente delisting. Anche Monte dei Paschi di Siena ha guadagnato quasi il 3%, mentre gli investitori attendono maggiori dettagli sul concambio tra i due storici istituti bancari italiani.
Piazza Affari premia la fusione Mediobanca-Mps
Alle 11.30, nella sede di Borsa Italiana in via Tomacelli, il titolo Mediobanca ha toccato i 19,45 euro, segnando un +7,2% rispetto alla chiusura di ieri. Poco più indietro, Mps è salita del 2,85%, arrivando a 8,68 euro. Un segnale chiaro, secondo alcuni operatori presenti in sala, che il mercato sta scommettendo su una svolta storica nel settore bancario italiano. “C’è molta attesa per questo cambiamento”, ha detto un trader di una primaria sim milanese.
La notizia è arrivata ieri sera con una nota congiunta delle due banche. “L’operazione punta a rafforzare la posizione del gruppo nel panorama europeo”, ha spiegato una fonte interna a Piazzetta Cuccia, storica sede di Mediobanca. Il progetto prevede la nascita di un polo bancario con oltre 1.200 miliardi di euro di attivi, secondo le prime stime degli analisti.
Concambio ancora in attesa, mercato ottimista
Per ora, i dettagli sul concambio tra le azioni delle due banche non sono stati resi pubblici. Ma gli investitori sembrano già puntare su un valore vantaggioso per entrambe le parti. “Il mercato premia la chiarezza e la prospettiva di sinergie importanti”, ha commentato un gestore di fondi contattato da alanews.it.
Fonti vicine al dossier rivelano anche che, una volta completata la fusione, è previsto il delisting di Mediobanca dal listino principale di Piazza Affari. Una mossa che, secondo alcuni esperti, potrebbe ridurre la volatilità dei titoli e rendere più snella la gestione delle attività integrate.
Un colpo forte per il settore bancario italiano
La fusione tra Mediobanca e Mps è uno dei riassetti più importanti degli ultimi anni nel mondo della finanza italiana. Il nuovo gruppo si piazzerà tra i maggiori operatori europei per dimensioni e copertura territoriale. “È un segnale chiaro di consolidamento in un mercato ancora molto frammentato”, ha osservato un docente di economia bancaria dell’Università Bocconi.
Anche i sindacati non hanno tardato a farsi sentire. In una nota diffusa oggi, la Fabi ha chiesto “garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro e sulla tutela delle filiali sul territorio”. Il tema dell’occupazione resta al centro dell’attenzione: secondo gli ultimi dati, le due banche contano insieme oltre 25mila dipendenti in tutta Italia.
I prossimi passi e le incognite da sciogliere
Nelle settimane a venire sono previste nuove comunicazioni ufficiali dai vertici delle due banche. Il calendario punta a far sedere i consigli di amministrazione entro fine mese per approvare il progetto definitivo di fusione. Solo allora si conosceranno i dettagli su governance, assetti azionari e strategie industriali.
Nel frattempo, il mercato resta in allerta. “Tutti guardano con attenzione agli sviluppi regolamentari e a possibili richieste delle autorità antitrust”, ha spiegato un consulente finanziario che segue il dossier da vicino. La Banca d’Italia e la Bce dovranno dare il loro ok prima della chiusura definitiva dell’operazione.
Un segnale forte per il sistema bancario italiano
Quella di oggi è una giornata decisiva per il sistema bancario nazionale. Gli scambi intensi fin dalle prime ore, con volumi sopra la media mensile, mostrano il forte interesse degli investitori per il nuovo polo. Resta da vedere come reagiranno nei prossimi giorni i piccoli azionisti e quali mosse faranno i grandi fondi internazionali presenti nel capitale delle due banche.
In attesa di ulteriori dettagli, il mercato sembra aver accolto con favore la prospettiva di una nuova fase per il credito italiano. Un segnale che potrebbe aprire la strada ad altre operazioni simili nei mesi a venire.










