Roma, 18 febbraio 2026 – Per la prima volta, la mostra “Bernini e i Barberini” racconta in modo dettagliato il legame tra Gian Lorenzo Bernini e papa Urbano VIII Barberini. Aperta dal 12 febbraio a Palazzo Barberini, l’esposizione sarà visitabile fino al 14 giugno. I curatori, Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, spiegano che l’obiettivo è mettere in luce non solo il rapporto personale tra artista e committente, ma anche il clima politico e culturale che ha reso questa alleanza unica nel Seicento.
Un rapporto che ha rivoluzionato l’arte
Bernini, figlio dello scultore Pietro, era appena un ragazzo quando Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, notò il suo talento. “Fu lui a tirarlo fuori dalla bottega del padre”, racconta Bacchi. “E a farne il vero protagonista del barocco romano”. Un legame fatto di protezione e complicità che si riflette nelle opere in mostra: dalla collaborazione tra padre e figlio, come le Quattro Stagioni e il Putto con drago (proveniente dal J. P. Getty Museum di Los Angeles), fino ai capolavori firmati da Gian Lorenzo, come il famoso San Lorenzo e il San Sebastiano Barberini.
Il percorso della mostra parte proprio da questo confronto tra generazioni, evidenziando il passaggio dal manierismo a un naturalismo più emotivo, che diventerà la cifra di Bernini. “Si vede la fine del grande manierismo e l’inizio di quel naturalismo, intenso e carnale, che vuole coinvolgere emotivamente chi guarda”, spiega Bacchi.
San Pietro, la sfida più grande
La seconda parte della mostra, chiamata “Non plus ultra”, è dedicata al cantiere di San Pietro, terminato nel 1626. Urbano VIII affida a Bernini, poco più che venticinquenne, la realizzazione del Baldacchino di San Pietro: un’opera che unisce architettura, scultura e decorazione in un insieme spettacolare e mai visto prima. “Maffeo capì subito quanto fosse speciale Bernini”, prosegue Bacchi, “e lo lanciò in San Pietro come il Michelangelo del suo tempo”.
Ma il rapporto tra i due non si limita alle grandi opere pubbliche. La terza sezione mostra Bernini come ritrattista ufficiale del papa: per la prima volta sono riuniti quasi tutti i ritratti di Urbano VIII fatti dall’artista, immagini che raccontano la complessità del potere, sia spirituale che terreno, del pontefice.
Palazzo Barberini, un laboratorio creativo
Non poteva mancare uno spazio dedicato a Palazzo Barberini, dove Bernini lavorò fianco a fianco con Borromini e Pietro da Cortona. Qui si sperimenta una nuova idea di spazio, unendo il palazzo cittadino alla villa di campagna. Un luogo che diventa simbolo del barocco e della capacità dei Barberini di riunire i migliori artisti del loro tempo.
Bernini libero… ma a caro prezzo
L’ultima parte della mostra racconta la “libertà di Bernini”, attraverso due episodi emblematici. Il primo riguarda il ritratto dal vivo di Thomas Baker, nobile inglese arrivato a Roma per farsi scolpire il busto di Carlo I. Bernini accetta di ritrarre Baker di persona – “voleva far vedere agli Inglesi il suo naturalismo”, spiega Bacchi – anche se il papa non aveva dato il permesso. Il busto fu comunque completato: “I capelli sono così ben fatti che si capisce subito che è Bernini”, osserva il curatore.
Il secondo episodio riguarda il celebre busto di Costanza Piccolomini Bonarelli, realizzato senza committente e segnato da una storia personale tormentata. Quando Bernini scopre il tradimento dell’amante, ordina che la scultura venga rovinata; lo scandalo scuote Roma, ma Urbano VIII interviene per difendere l’artista, confermando ancora una volta la natura complessa del loro rapporto.
Un progetto corale per raccontare il Seicento
La mostra è promossa dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica, con il sostegno della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura e il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano. “È il secondo passo di un progetto triennale dedicato ai grandi protagonisti delle nostre collezioni”, ricorda Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie Nazionali, citando il successo della mostra su Caravaggio nel 2025.
Un’occasione per guardare al barocco con occhi nuovi, attraverso le opere e le storie di chi ha fatto la storia dell’arte, intrecciando arte, potere e passioni umane.










