Milano, 18 febbraio 2026 – Spunta un nuovo nome tra i cecchini italiani a Sarajevo. A raccontarlo è il Fatto Quotidiano: un uomo del Piemonte, cacciatore di selvaggina di grossa taglia, avrebbe più volte ammesso di aver preso parte al conflitto nella ex Jugoslavia. Si sarebbe vantato, durante cene e incontri dopo la caccia, di aver ucciso civili, in particolare donne. Le testimonianze raccolte descrivono un quadro inquietante: “Tra bambini, uomini e donne, il mio bersaglio preferito erano le donne”, avrebbe detto con parole sprezzanti e cariche di disprezzo.
Procura di Milano in azione
L’11 novembre 2025 la procura di Milano ha aperto un fascicolo dopo un esposto del giornalista Ezio Gavazzeni. L’indagine, guidata dal pm Alessandro Gobbis e affidata al Ros dei carabinieri, ipotizza omicidio plurimo aggravato da motivi abietti e crudeltà. Al momento è iscritto nel registro degli indagati un ottantenne del pordenonese, Friuli Venezia Giulia, noto per la passione per le armi e posizioni politiche di estrema destra. Il piemontese, invece, sarebbe il terzo profilo individuato: tra i 65 e i 70 anni, con un passato nel settore pubblico, e descritto come apertamente misogino.
Testimonianze che fanno paura
A dare nuovi dettagli è stato Aleksandar Licanin, 63 anni, ex volontario in un’unità corazzata serbo-bosniaca a Grbavica. In un’intervista alla stampa britannica ha raccontato che il comandante dei cecchini “guidava una jeep con un teschio umano sul cofano”. Dopo aver ucciso civili, secondo lui, “gli assassini si abbuffavano di maiale arrosto durante cene innaffiate di brandy”. In un altro video, con il giornalista Domagoj Margetić, Licanin ha parlato di “safari umani” organizzati come vere battute di caccia contro i civili, sia a Grbavica che vicino al cimitero ebraico di Sarajevo.
Le accuse a Vucic e le sue smentite
Nella stessa intervista, Licanin ha detto di aver visto l’attuale presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, allora poco più che ventenne, sparare ai civili con un fucile di precisione. Un’accusa pesante, che Vucic ha respinto con forza: “Non ho mai preso parte a queste azioni”, ha detto, negando ogni coinvolgimento.
Tra memoria e giustizia: un’indagine delicata
La presenza di cecchini stranieri a Sarajevo durante l’assedio è stata già al centro di varie inchieste negli ultimi trent’anni. Ma l’ipotesi che italiani abbiano partecipato direttamente alle uccisioni di civili è una novità che scuote l’opinione pubblica. Gli investigatori del Ros stanno cercando conferme alle testimonianze: controllano viaggi fatti negli anni ’90 verso la Bosnia, eventuali legami con gruppi paramilitari e le armi usate.
Reazioni tra Piemonte e Friuli
Nei piccoli paesi del Piemonte dove avrebbe vissuto e lavorato il presunto cecchino, la notizia ha creato sgomento. “Non avremmo mai immaginato una cosa del genere”, confida un vicino, che preferisce restare anonimo. Anche in Friuli Venezia Giulia, dove risiede l’ottantenne indagato, c’è incredulità. Le autorità locali attendono gli sviluppi delle indagini a Milano prima di commentare.
Cosa succederà adesso
Fonti investigative dicono che nelle prossime settimane saranno ascoltati altri testimoni e analizzati i tabulati telefonici degli indagati. Si valuta anche una rogatoria internazionale per chiedere alle autorità bosniache ulteriori informazioni sulle attività dei cecchini stranieri durante l’assedio. Solo così, spiegano, si potrà capire davvero quale ruolo hanno avuto gli italiani coinvolti.
L’indagine è ancora aperta. Intanto, tra Piemonte e Friuli, cresce l’attesa: sarà finalmente possibile dare un nome e una verità giudiziaria a queste ombre del passato?










