Washington, 17 febbraio 2026 – Robert Duvall, uno degli attori e registi più amati e rispettati di Hollywood, si è spento ieri a 95 anni nella sua casa tra le campagne della Virginia. La notizia è arrivata domenica sera, diffusa dalla moglie Luciana attraverso un post su Facebook: “Per il mondo era un attore premio Oscar, un regista, un grande narratore. Per me era tutto. La sua passione per il mestiere era pari solo al suo amore profondo per i personaggi, per un buon pasto e per la ribalta”.
Duvall, il volto discreto che ha fatto la storia del cinema americano
Nato a San Diego nel 1931, Robert Duvall ha attraversato più di sessant’anni di cinema, lasciando un’impronta indelebile con ruoli che univano naturalezza e rigore. Il pubblico lo ricorderà soprattutto come Tom Hagen, l’avvocato italo-tedesco della famiglia Corleone ne Il Padrino di Francis Ford Coppola. Quel film del 1973 gli valse la prima delle sette candidature agli Oscar. Ma la sua storia era cominciata molto prima, tra le strade di una New York anni Sessanta, dove divideva spazi e sogni con colleghi come Dustin Hoffman e Gene Hackman. “Eravamo giovani, senza un soldo, ma pieni di speranze”, raccontava lui in una vecchia intervista.
Sette nomination e l’Oscar per “Tender Mercies”
La consacrazione arrivò nel 1984, quando vinse l’Oscar come miglior attore protagonista grazie a “Tender Mercies – Un tenero ringraziamento”, un western intimo diretto da Bruce Beresford. Nel film Duvall interpreta un cantante country in crisi, regalando una prova misurata e potente. “Non esagerava mai, non faceva mai la parte sopra le righe”, ricordava il critico Roger Ebert. “I suoi personaggi sembravano parte di lui, da sempre”.
Da “Il Padrino” a “Apocalypse Now”: ruoli che restano
Il cammino artistico di Duvall è fatto di ruoli entrati nel mito. Nel 1972 con “Il Padrino” diventò il consigliere silenzioso e fedele della famiglia mafiosa più famosa del cinema. Due anni dopo riprese quel ruolo nel secondo capitolo della saga. Nel 1979 fu il colonnello Kilgore in “Apocalypse Now” di Coppola: la sua battuta “Adoro l’odore del napalm al mattino” è ormai una delle più celebri della storia del cinema. Per quel ruolo arrivò anche la seconda nomination agli Academy Awards.
Cinema e tv: una carriera a tutto tondo
Ma Duvall non si è fermato al grande schermo. Ha trovato spazio anche in televisione, con cinque candidature agli Emmy e due vittorie grazie a serie come “Lonesome Dove” e “Broken Trail”. Negli anni Sessanta ottenne il primo ruolo importante con “Il buio oltre la siepe” (1962), al fianco di Gregory Peck. Poi vennero collaborazioni con registi del calibro di George Lucas (“THX 1138”) e Robert Altman (“MAS*H”), fino alla svolta con Coppola.
Un maestro amato da colleghi e critici
Pur senza raggiungere la fama mondiale di Robert De Niro o Dustin Hoffman, Duvall era considerato dagli addetti ai lavori un maestro della recitazione sobria, capace di entrare nei personaggi senza mai cadere in facili effetti. “Fuori dal set era uno che non si faceva notare”, ha raccontato Gene Hackman questa mattina. “Ma quando si accendeva la macchina da presa, era impossibile non guardarlo”.
Gli ultimi anni e un’eredità senza tempo
Negli ultimi tempi aveva scelto di stare lontano dai riflettori, preferendo la quiete della sua casa in Virginia. La moglie Luciana, sposata nel 2005, gli è stata accanto fino alla fine. Il suo nome rimarrà legato a un’epoca irripetibile del cinema americano: quella dei grandi registi, dei personaggi indimenticabili e delle storie raccontate senza fronzoli.
Così se ne va uno degli ultimi testimoni di un tempo in cui Hollywood sapeva ancora emozionare con la forza della semplicità.










