Torino, 17 febbraio 2026 – “Manifesti d’artista”, la mostra curata da Nicoletta Pacini e Tamara Sillo per il Museo Nazionale del Cinema, sarà aperta al pubblico fino al 3 maggio alla Mole Antonelliana di Torino. L’esposizione, inaugurata qualche settimana fa, raccoglie dieci manifesti cinematografici di grande formato che raccontano la storia della cartellonistica italiana, dal cinema muto all’arrivo del sonoro. Un’occasione unica, dicono gli organizzatori, per vedere da vicino opere che di solito restano chiuse nei depositi del museo.
Quando i manifesti diventano arte
La mostra, allestita al piano d’ingresso della Mole Antonelliana, mette in mostra una selezione di manifesti provenienti dalle collezioni del museo. La maggior parte sono pezzi mai visti prima dal pubblico. “Abbiamo scelto manifesti che sono vere e proprie opere d’arte dentro il mondo della pubblicità cinematografica”, ha raccontato Nicoletta Pacini durante la presentazione. Non sono solo strumenti per promuovere un film, ma lavori che trasformano l’affisso in un oggetto artistico a sé, spesso staccato dal film per cui erano stati creati.
Dalla grafica al racconto visivo
Tra i pezzi più interessanti c’è la brochure realizzata da Renato Guttuso per il lancio di “Riso Amaro” di Giuseppe De Santis. Un documento raro che racconta l’incontro tra arte e cinema nell’Italia del dopoguerra. Accanto a questo, i visitatori trovano manifesti che coprono un lungo arco di tempo: dai primi anni del Novecento, quando il cinema era ancora muto, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, quando la grafica pubblicitaria italiana raggiunse una nuova maturità.
“Dietro ogni manifesto c’è la mano di un artista eclettico”, ha detto Tamara Sillo, “capace di trasformare la propria creatività in segni grafici che raccontano la vivacità culturale del tempo”. Alcuni nomi sono conosciuti anche fuori dal cinema: illustratori e pittori che si sono occupati di promuovere film solo di rado, ma lasciando un segno forte.
Un viaggio nella cultura visiva italiana
L’idea di mostrare questi gioielli nascosti nasce dal desiderio di raccontare non solo la storia del cinema, ma anche quella della comunicazione visiva in Italia. “I manifesti riflettono i tempi in cui sono stati creati”, ha spiegato una guida del museo durante una visita mattutina. “Guardandoli si capiscono mode, tensioni sociali, cambiamenti nei gusti e nella percezione del pubblico”. Non è un caso che molti si soffermino a lungo sui dettagli: una firma in basso a destra, un tratto di pennello più deciso, un colore che richiama l’atmosfera di un’epoca.
L’allestimento è semplice: le grandi stampe dialogano con lo spazio monumentale della Mole Antonelliana, senza fronzoli. È solo nel silenzio della sala d’ingresso che si percepisce davvero la forza evocativa delle immagini. Alcuni manifesti sono accompagnati da brevi testi che ne raccontano la storia e il contesto.
Le reazioni e cosa ci aspetta
L’estensione della mostra fino a maggio ha trovato il favore del pubblico torinese e dei turisti. “Non immaginavo che un manifesto potesse raccontare così tanto”, ha detto una visitatrice arrivata da Milano. Anche gli esperti hanno apprezzato l’iniziativa: “Queste mostre aiutano a riscoprire il valore artistico della grafica pubblicitaria”, ha commentato un docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti.
Il Museo Nazionale del Cinema conferma così il suo ruolo di custode della memoria visiva italiana. Ma, come spesso succede con le mostre temporanee, resta la domanda su cosa succederà a questi manifesti una volta chiusa l’esposizione. Per ora, chi vuole ammirare da vicino questi rari esempi di arte applicata ha tempo fino al 3 maggio. Poi torneranno nei depositi – almeno fino alla prossima volta.










