Madrid, 17 febbraio 2026 – Arriva nelle sale italiane “L’infiltrata”, il nuovo film di Arantxa Echevarría che riporta sul grande schermo una delle pagine più difficili della storia spagnola recente. Sotto il marchio Movies Inspired, questo thriller politico racconta la storia vera di Aranzazu Berradre Marín, una giovane agente della Polizia Nazionale spagnola che, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, si infiltra per otto anni nell’organizzazione terroristica ETA.
Otto anni nell’ombra: il coraggio di Aranzazu
Aveva appena vent’anni quando Aranzazu – interpretata da Carolina Yuste, già premiata ai Goya – ha deciso di tagliare i ponti con la famiglia e la sua vita di sempre. Siamo nei Paesi Baschi, un’epoca segnata da tensioni e violenza politica. Il suo compito? Smantellare il “Comando Donosti”, una cellula attiva soprattutto a San Sebastián, proprio mentre l’ETA annunciava una tregua che si sarebbe rivelata una falsa promessa. Un terreno minato, dove un passo falso poteva costare la vita.
Piano piano, la giovane agente si fa strada nell’organizzazione. Dopo anni di attesa e rinunce, arriva il momento decisivo: deve ospitare nel suo appartamento due membri dell’ETA incaricati di preparare nuovi attentati. Da quel momento la sua vita si trasforma in un delicato equilibrio tra finzione e realtà. “Se avessero sospettato di me anche solo per un attimo, non avrebbero esitato a uccidermi”, ha raccontato la vera Aranzazu in un’intervista.
Dentro la mente della protagonista
La regista Arantxa Echevarría spiega che il film nasce dal desiderio di mostrare la storia dal punto di vista di Aranzazu. “Abbiamo fatto un viaggio dentro la sua testa – dice Echevarría – cercando di capire cosa significa per una ragazza di ventidue anni mettere in pausa la propria vita, gli amori, le scoperte, per otto anni. Tutto vissuto nella menzogna, per un ideale, per il bene comune”.
Un percorso segnato anche dal maschilismo dell’epoca. “Era una donna in un mondo di uomini, negli anni ’90. Per questo è passata inosservata, insieme al suo enorme sacrificio”, aggiunge la regista. Il film si muove tra tensione e introspezione, seguendo Aranzazu nei suoi gesti di ogni giorno, nelle paure e nei dubbi che la accompagnano.
Un thriller senza fronzoli
“L’infiltrata” evita le esagerazioni e punta tutto sulla dimensione umana della protagonista. “Il trucco – spiega ancora Echevarría – è stato raccontare tutto attraverso i suoi occhi. Come in ‘La conversazione’ o ‘La vita degli altri’, la storia passa da lei”. Così la narrazione resta asciutta, la suspense cresce più dalla psicologia dei personaggi che dall’azione.
Nel cast ci sono anche Luis Lopez Tosar, che interpreta il capo della polizia che coordina l’operazione, e Iñigo Gastesi e Diego Anido, i due membri dell’ETA che Aranzazu ospita. Le riprese si sono svolte tra Madrid e i Paesi Baschi, con grande cura per i dettagli d’epoca: abiti, auto, interni fedeli agli anni Novanta.
Premi e applausi
Dopo la presentazione al Bif&st e al Noir Film Festival, il film ha raccolto tredici candidature ai Premi Goya, portandosi a casa due premi importanti: miglior film e miglior attrice protagonista per Carolina Yuste. Un successo che conferma il valore della pellicola, apprezzata da pubblico e critica.
“Non volevamo fare un film sulla violenza – conclude Echevarría – ma raccontare il coraggio silenzioso di chi rischia tutto per un ideale”. Una storia che oggi ci fa riflettere sulle zone d’ombra della lotta al terrorismo e sul prezzo che pagano in prima persona chi lavora nell’ombra.










