Berlino, 15 febbraio 2026 – Michelle Yeoh, attrice malaysiana di origini cinesi, ha ricevuto oggi l’Orso d’Oro alla Carriera al Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Un premio che celebra più di quarant’anni di lavoro tra Asia e Hollywood. In conferenza stampa, Yeoh – 63 anni, sguardo deciso e voce sicura – ha raccontato cosa vuol dire diventare un’icona mondiale, tra sfide, rischi e una volontà che non si è mai spenta.
Dai set di Hong Kong al grande pubblico
Nata a Ipoh, in Malesia, nel 1962, Michelle Yeoh ha mosso i primi passi negli anni Ottanta, proprio quando il cinema d’azione di Hong Kong era in pieno fermento. Film come ‘Yes, Madam’, ‘Royal Warriors’ e ‘Police Story III’ l’hanno fatta notare come una delle poche donne capaci di tenere testa a star come Jackie Chan. “Da giovane ero più spericolata”, ha raccontato Yeoh, ricordando le acrobazie senza controfigure e le cadute sul set. “Ma sono stata fortunata: c’era sempre qualcuno o qualcosa che mi proteggeva”.
Il salto fuori dai confini asiatici arriva nel 1997 con ‘Il domani non muore mai’, dove interpreta l’agente cinese Wai Lin accanto a Pierce Brosnan. Da quel momento in poi, la sua carriera cresce: ‘La tigre e il dragone’ di Ang Lee la fa conoscere anche in Occidente, mentre il recente ‘Everything Everywhere All at Once’ le vale un Oscar come migliore attrice – un premio che lei definisce “inaspettato ma meritato”.
Hollywood e la battaglia contro gli stereotipi
Nonostante i traguardi, l’arrivo a Hollywood è stato tutt’altro che semplice. “Quando sono arrivata lì per la prima volta”, ha detto Yeoh, “i ruoli che mi davano erano sempre gli stessi: la ragazza cinese a Chinatown, mai una dottoressa o una giornalista”. Solo con il tempo – e rifiutando certi ruoli – è riuscita a rompere questi schemi. “Ho imparato a dire di no”, ha spiegato. “E proprio grazie a quei no, oggi ho tra le mani questo Orso d’Oro”.
La questione della rappresentanza resta centrale. “È ancora una lotta”, ha ammesso Yeoh rispondendo a chi le chiedeva se Hollywood sia davvero cambiata per le minoranze. “Non succede tutto da un giorno all’altro. Siamo stati fortunati a far parte di film come ‘Crazy & Rich’, con un cast quasi tutto asiatico. All’inizio tutti si chiedevano come sarebbe andata a finire. Ma il pubblico sorprende sempre”.
Paura, coraggio e l’aiuto di Tarantino
Sul tema del rischio – sempre presente nella sua carriera – Yeoh non si nasconde. “Avere paura è giusto”, ha confidato, “così capisci meglio la situazione prima di buttarti”. Eppure, anche lei ha avuto momenti difficili. “Una volta ho avuto un brutto incidente e stavo per mollare tutto”, ha ricordato. In quei giorni bui, è stato Quentin Tarantino a darle la spinta giusta: “È entrato di corsa nel mio soggiorno a Hong Kong, ha preso un cuscino e ha ricostruito scena per scena alcune delle mie acrobazie”. Un gesto che le ha ridato fiducia.
La paura però non riguarda solo le acrobazie. “Ho paura del palco, dell’altezza, e sono anche claustrofobica”, ha detto sorridendo. Ma la tenacia non l’ha mai lasciata.
Il cinema come rifugio e spazio aperto
Sulla situazione politica negli Stati Uniti, Yeoh preferisce non entrare nel merito: “Meglio non parlare di cose che non conosco bene”, ha tagliato corto. Il suo pensiero resta legato al cinema: “C’è chi dice che la sala non sopravviverà, ma io credo che sia ancora il posto dove puoi aprire il cuore. È il luogo di tutti noi”.
E se oggi riceve l’Orso d’Oro alla Carriera, lo deve anche alla sua testardaggine: “Non me ne andrò così”, ha detto con un sorriso sottile. “Resterò finché non vedrò cambiamenti veri, non solo per le minoranze, ma per tutti”.
Un messaggio che va oltre i premi e le luci della ribalta. Che racconta, forse meglio di ogni film, chi è davvero Michelle Yeoh.










