Istanbul, 15 febbraio 2026 – Domani arriva su Netflix “Il museo dell’Innocenza”, la serie tratta dall’omonimo romanzo di Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura. La storia si svolge tra le vie e i salotti di Istanbul negli anni Settanta e Ottanta. Dietro la macchina da presa c’è Zeynep Gunay, che ha portato in scena la vicenda di Kemal e Fusun: due giovani separati dal ceto sociale e dal destino, ma uniti da un amore che presto sfocia in ossessione. Pamuk, coinvolto direttamente nella sceneggiatura, ha detto di aver voluto “evitare che la serie si allontanasse troppo dal libro”, sottolineando che il racconto non mette l’amore su un piedistallo, ma lo tratta come “qualcosa che capita a tutti, come un incidente stradale”.
Istanbul tra ricordi e passato
La serie è tutta made in Turchia e si muove tra i quartieri eleganti e quelli popolari della città sul Bosforo. Kemal, figlio di una delle famiglie più influenti di Istanbul, incontra Fusun – una cugina lontana cresciuta in condizioni modeste – durante una festa nel 1975. Da quel momento, la vita di Kemal prende una piega diversa: la passione per Fusun si trasforma in una ricerca ossessiva di ogni dettaglio che la riguardi. “Non volevo raccontare una favola – ha detto Pamuk – ma una storia in cui l’amore è anche perdita, smarrimento, a volte persino dolore”.
Gli oggetti che raccontano una storia
Al centro della storia c’è la collezione di oggetti che Kemal mette insieme: mozziconi di sigaretta, biglietti del tram, fotografie sbiadite, piccoli ricordi. Ogni cosa è un pezzo di memoria, un modo per fermare il tempo. E non è solo finzione: dal 2012, nel quartiere di Çukurcuma, c’è il vero Museo dell’Innocenza, nato dalla stessa idea di Pamuk mentre scriveva il romanzo. Ogni anno, migliaia di persone – turche e straniere – visitano questo luogo silenzioso, osservando vetrine che raccontano non solo una storia d’amore, ma anche il cambiamento sociale e culturale di Istanbul tra gli anni Settanta e Ottanta.
Pamuk: “L’amore è una ferita, non un piedistallo”
Lo scrittore ha seguito da vicino la realizzazione della serie, collaborando con gli sceneggiatori per mantenere intatto il cuore del romanzo. “Non volevo una storia d’amore convenzionale”, ha detto durante una conferenza stampa a Istanbul. “L’amore non è sempre bello o edificante. A volte è una ferita che ci accompagna per tutta la vita”. La regista Zeynep Gunay ha raccontato che la sfida più grande è stata ricreare l’atmosfera di quegli anni: “Abbiamo curato ogni dettaglio – dagli arredi alle automobili, dai vestiti alle insegne – per mostrare un’immagine vera di Istanbul”.
Una storia che parla a tutti
La serie tv di “Il museo dell’Innocenza” arriva in un momento in cui le produzioni turche stanno conquistando sempre più pubblico anche fuori dalla Turchia. Netflix punta molto su questo progetto, che unisce il fascino della grande letteratura a una narrazione ricca di sfumature. Il romanzo di Pamuk, uscito nel 2008 e tradotto in più di quaranta lingue, aveva già fatto discutere per il modo in cui racconta l’amore senza idealizzarlo. Ora la serie punta a conquistare ancora più spettatori, portandoli tra le strade polverose e i caffè affollati della vecchia Istanbul.
Un viaggio dentro la memoria
“Il museo dell’Innocenza”, tra libro, museo reale e serie tv, si conferma un’opera capace di parlare a generazioni diverse. Non è solo una storia d’amore, ma uno sguardo su una città che cambia e su ciò che resta quando tutto sembra perduto. Come diceva Pamuk anni fa: “Gli oggetti sono più fedeli degli esseri umani”. Forse è proprio questa fedeltà silenziosa a tenere vivo il suo racconto ancora oggi.










