Roma, 14 febbraio 2026 – Catherine Trevallion, madre della cosiddetta “famiglia nel bosco”, è tornata a parlare ieri pomeriggio, subito dopo la terza seduta con la psichiatra designata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. “Mi sento male, davvero male: i bambini vivono nel terrore e io non riesco a proteggerli, soprattutto di notte”, ha detto la donna, visibilmente provata, ai microfoni de La Vita in diretta. Una vicenda che da mesi tiene banco tra Abruzzo e Australia e che ora si avvicina a una svolta decisiva: la prossima settimana è in programma la quarta e ultima seduta per i genitori, poi toccherà ai figli.
Psichiatria e tribunale: il nodo delle capacità genitoriali
La valutazione delle capacità genitoriali di Catherine e del marito Nathan è affidata alla dottoressa Simona Ceccoli, nominata dal tribunale dell’Aquila dopo l’allontanamento dei tre figli dalla famiglia. Le sedute, svolte in una struttura protetta, sono state settimanali. La quarta, prevista per venerdì, chiuderà questa fase dedicata ai genitori. Solo dopo, tra il 6 e il 7 marzo, saranno ascoltati i bambini, che nel frattempo sono affidati a una comunità di Vasto.
All’arrivo della coppia per la seduta di ieri, la consulente di parte Marina Aiello ha commentato: “Sono due persone con grandi risorse psicologiche, ma molto provate da tutto quello che sta succedendo”. Parole che descrivono bene la tensione che grava sulla famiglia Trevallion.
Legali in azione e parenti dall’Australia
Sul fronte legale, gli avvocati della coppia – Marco Femminella e Danila Solinas – hanno presentato una nuova richiesta per il ricongiungimento familiare. Vogliono riportare i bambini a casa, almeno per un periodo, in attesa delle decisioni finali del tribunale. “La separazione pesa su tutti”, ha confidato uno degli avvocati fuori dal tribunale.
Intanto, si muovono anche i parenti dall’estero. La nonna e la zia materna, che vivono in Australia, hanno manifestato l’intenzione di chiedere l’affidamento dei tre bambini. “Vorremmo che crescessero con noi, nella nostra città”, hanno detto in una nota diffusa nei giorni scorsi. La famiglia d’origine si prepara così a una battaglia legale che potrebbe spostare la vicenda fuori dall’Italia.
Nathan vuole restare a Palmoli
Nonostante le pressioni e le incertezze, Nathan Trevallion ha ribadito più volte la sua volontà di rimanere in Italia. “Palmoli è casa nostra”, avrebbe detto a amici e conoscenti del piccolo paese abruzzese dove la famiglia ha vissuto fino all’intervento dei servizi sociali. Una posizione chiara, che però si scontra con le richieste dei parenti australiani e con le valutazioni ancora aperte degli esperti del tribunale.
Il paese in attesa, le prossime mosse
A Palmoli e nei dintorni si vive un clima di attesa. Qualcuno racconta di aver visto Catherine aggirarsi vicino alla scuola elementare, altri parlano di incontri fugaci al bar del paese. “Siamo tutti in attesa”, racconta un’insegnante che conosce bene la famiglia. I bambini, invece, restano lontani dai genitori: una distanza che si fa sentire soprattutto la sera, come ha raccontato Catherine, in lacrime.
Il prossimo appuntamento importante è venerdì. Dopo la quarta seduta con la psichiatra, il tribunale dovrà decidere se mantenere l’attuale situazione o valutare alternative. Tutto ruota intorno alle condizioni psicologiche dei genitori e al benessere dei bambini. Solo dopo gli incontri con i piccoli, previsti a marzo, si potrà capire quale sarà il futuro della famiglia Trevallion.
Una storia ancora da scrivere
La vicenda della famiglia nel bosco resta aperta. Tra udienze, perizie e richieste incrociate, il destino dei tre bambini è ancora tutto da decidere. “Voglio solo poterli abbracciare”, ha sussurrato Catherine prima di salire in macchina. Un desiderio semplice, che oggi sembra più lontano che mai.










