Perugia, 12 febbraio 2026 – Si è chiuso oggi, dopo quasi otto ore di camera di consiglio, il processo d’appello bis per la tragedia di Rigopiano, con un verdetto che ha segnato un nuovo capitolo nella vicenda. La Corte d’Appello di Perugia ha emesso tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni, a quasi nove anni dalla valanga che il 18 gennaio 2017 ha travolto l’hotel Rigopiano di Farindola, in provincia di Pescara, uccidendo 29 persone.
Tra i condannati ci sono gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci, ciascuno condannato a due anni per omicidio colposo plurimo. Assolti, invece, l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e i dirigenti regionali Giovani, Belmaggio e Primavera. Due prescrizioni hanno riguardato gli ex dirigenti provinciali Di Blasio e D’Incecco.
Sentenza e tensioni in aula
Poco dopo le 18, nella sede della Corte d’Appello di Perugia, è iniziata la lettura della sentenza che ha subito acceso gli animi. L’avvocata Cristiana Valentini, difensore dell’ex sindaco Lacchetta, non ha trattenuto le lacrime quando è stata annunciata l’assoluzione del suo assistito. Un momento intenso che ha scatenato la reazione dei familiari delle vittime. “Si piange per la morte di un figlio, non per un’assoluzione”, ha urlato la madre di Stefano Feniello, una delle 29 vittime della valanga.
In aula si sono alternati silenzi carichi di tensione e sussurri nervosi, mentre i giudici scandivano i nomi degli imputati e le decisioni prese.
Il procuratore generale Paolo Barlucchi ha definito la sentenza “storica sotto certi aspetti”, pur precisando che si tratta di un riconoscimento parziale delle responsabilità: “Per la prima volta si ammette l’inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione in una tragedia di questo tipo. Naturalmente, dobbiamo rispettare la decisione dei giudici”, ha detto ai giornalisti. Sulla stessa linea l’avvocato Massimiliano Gabrielli, che assiste alcune famiglie delle vittime: “Ci sono parenti che hanno percorso centinaia di migliaia di chilometri per seguire questo processo. Oggi una parte delle loro richieste è stata accolta, con il riconoscimento della responsabilità della Regione Abruzzo, come da sempre abbiamo sostenuto”, ha commentato.
Le ragioni dietro la sentenza
Dalle motivazioni lette in aula, la Corte ha ritenuto che i tre ex dirigenti regionali siano penalmente responsabili per non aver preso le misure necessarie a prevenire il rischio valanghe nella zona dell’hotel Rigopiano. Un pericolo noto da tempo, secondo l’accusa, ma sottovalutato dagli enti pubblici. Per gli altri imputati, invece, la Corte ha stabilito che non c’è un legame diretto tra le loro azioni e la tragedia.
Le due prescrizioni riguardano gli ex dirigenti provinciali Antonio Di Blasio e Giuseppe D’Incecco, per i quali i termini di legge sono ormai scaduti. La sentenza di oggi segue quella di primo grado emessa dal Tribunale di Pescara nel febbraio 2023, che aveva chiesto condanne più pesanti: 2 anni e 8 mesi per Lacchetta e Colangeli; 3 anni e 4 mesi per Di Blasio e D’Incecco; tre anni e dieci mesi per cinque dirigenti regionali (Giovani, Primavera, Caputi, Antenucci e Visca). Solo per Belmaggio era stata chiesta l’assoluzione.
Il dramma di Rigopiano e il percorso giudiziario
La valanga che il 18 gennaio 2017 ha travolto l’hotel Rigopiano resta uno dei momenti più tragici della cronaca italiana recente. Quel pomeriggio, nel resort di montagna a oltre 1.200 metri di altitudine nel comune di Farindola, persero la vita 29 persone tra ospiti e personale. Le operazioni di soccorso furono rese difficili dal maltempo e dalla neve alta: i soccorritori riuscirono a raggiungere l’hotel solo dopo molte ore.
L’inchiesta si è concentrata su più aspetti: dalla mancata evacuazione nonostante gli allarmi meteo, alle presunte mancanze nella gestione dell’emergenza da parte degli enti locali e regionali. Il processo d’appello bis è stato disposto dalla Cassazione dopo che aveva annullato in parte la sentenza di primo grado.
Familiari divisi tra dolore e speranza
All’uscita dall’aula, i familiari delle vittime hanno mostrato sentimenti contrastanti. “Non ci fermiamo qui”, ha detto uno dei portavoce del comitato dei parenti, visibilmente provato. “Questa sentenza lascia ancora molti punti oscuri”. Alcuni hanno stretto forte i propri legali, altri hanno scelto il silenzio.
La vicenda giudiziaria di Rigopiano non sembra destinata a chiudersi a breve. Intanto resta il dolore profondo di una comunità che continua a chiedere verità e giustizia per le 29 vite spezzate sotto la neve.










