Milano, 12 febbraio 2026 – In un anno in cui gli investimenti in Agrifoodtech hanno rallentato in Europa e nel mondo, l’Italia fa segnare un risultato sorprendente. Nel 2025, infatti, sono stati raccolti 121,6 milioni di euro, con un balzo del 18% rispetto all’anno prima. È quanto emerge dal nuovo report di Eatable Adventures per il Verona Agrifood Innovation Hub, che offre uno sguardo dettagliato sull’innovazione digitale e tecnologica nel settore agroalimentare italiano.
Italia, l’eccezione che spicca in Europa
Mentre in Europa gli investimenti nel settore Agrifoodtech calano del 3,7% e a livello globale scendono del 12%, l’Italia va in controtendenza. Il report sottolinea come la crescita sia stata guidata dalla capacità delle startup di attirare investitori specializzati e fondi dall’estero, oltre a una qualità più alta degli investimenti. “Si nota un calo delle operazioni sotto i 350mila euro, scese dal 60% al 42%, mentre quelle sopra il milione sono passate dal 12,4% al 39,4%”, si legge nel documento.
Un settore che cresce e si allarga
Oggi il comparto conta 501 startup attive, con un aumento del 23% rispetto al 2024. La mappa geografica conferma il Nord Italia al centro dell’innovazione: la Lombardia guida con il 28,1%, seguita da Piemonte (11,7%), Emilia-Romagna (10,9%), Veneto e Trentino-Alto Adige (entrambe al 7,8%). L’occupazione cresce di pari passo: sono stati creati 4.410 nuovi posti di lavoro, con un aumento del 47% in un anno.
Tecnologia e persone: la spinta dietro la crescita
Il report evidenzia che il 43,8% delle startup italiane ha già adottato soluzioni di Intelligenza Artificiale nei processi produttivi. Cresce anche il trasferimento tecnologico tra università e imprese, coinvolgendo oggi il 22,4% delle realtà esaminate. “È un segnale di un ecosistema che si sta consolidando”, spiegano gli esperti di Eatable Adventures, pur sottolineando che c’è ancora strada da fare.
Alla base di tutto c’è un capitale umano di alto livello. Il profilo tipo del fondatore italiano nell’Agrifoodtech ha 39 anni, una laurea (oltre il 90%) e spesso anche un dottorato di ricerca (più di un terzo). Conta l’esperienza: il 53,1% ha già guidato altre startup, e il 73% arriva dal settore agroalimentare. “Questa miscela di competenze tecniche e conoscenza del mercato è la vera forza dell’Italia”, ha detto un portavoce del Verona Agrifood Innovation Hub.
Investimenti più grandi, scelte più mirate
Il cambiamento più evidente riguarda la dimensione degli investimenti: meno piccoli finanziamenti, più operazioni sopra il milione di euro. Gli addetti ai lavori spiegano che questo trend riflette una maggiore fiducia nelle startup italiane e una selezione più attenta da parte degli investitori. “Si punta su progetti solidi e con margini di crescita reali”, ha confidato un venture capitalist attivo nel settore.
Le sfide da affrontare e gli orizzonti davanti
Non mancano però le criticità. Il report mette in luce la necessità di rafforzare i legami tra ricerca e impresa, e di sostenere la crescita delle startup nelle regioni del Centro-Sud. Ma la strada sembra chiara: l’Italia si conferma uno dei pochi Paesi europei capaci di attirare sempre più capitali nell’innovazione agroalimentare, puntando su tecnologia, persone preparate e una rete di investitori sempre più internazionale.
In conclusione, il quadro tracciato dal Verona Agrifood Innovation Hub racconta di un settore in fermento, dove la qualità degli investimenti e la preparazione dei fondatori fanno davvero la differenza. E dove, almeno per ora, l’Italia sembra aver trovato la sua strada per crescere controcorrente.










