Roma, 12 febbraio 2026 – Nell’Unione Sovietica del 1937, dove ogni ingresso di ministero o ufficio è sorvegliato da due guardie immobili, si muovono i protagonisti de “I Due Procuratori”, il nuovo film di Sergei Loznitsa tratto da un racconto di Georgi Demidov. Presentato in concorso a Cannes, il film arriva oggi nelle sale italiane grazie a Lucky Red, portando sullo schermo l’atmosfera cupa e soffocante delle purghe staliniane.
Mosca sotto controllo: tra Kafka e Stalin
Il film si apre su una Mosca in cui il controllo è ovunque, anche nei corridoi più anonimi. “Sembra un sogno di Kafka”, ha raccontato Loznitsa in un’intervista a La Nuova Europa. In questa realtà, migliaia di lettere di prigionieri – spesso accusati senza prove – vengono sistematicamente bruciate nelle celle della polizia segreta. Ma una lettera riesce a sfuggire al fuoco. Non solo sopravvive, ma arriva proprio sulla scrivania giusta: quella di Alexander Kornev, interpretato da Alexander Kuznetsov.
Il giovane procuratore che cerca la verità
Kornev è un procuratore appena nominato, giovane e idealista, cresciuto con i valori del bolscevismo. È uno che crede ancora nella giustizia, nonostante tutto. Dopo aver letto la lettera, decide di incontrare il detenuto, rinchiuso nella cella più sporca e angusta del carcere. Tra muri scrostati e odori pungenti, Kornev si convince che l’uomo è innocente, vittima della corruzione interna all’NKVD, il temuto Commissariato del popolo per gli affari interni.
Nonostante i rischi, il giovane procuratore non si arrende. Sale su un treno per Mosca, deciso a portare il caso davanti al potente Procuratore generale. L’attesa è lunga, la sala piena e silenziosa. Solo dopo ore ottiene un breve colloquio. Ma in uno Stato totalitario, le regole del potere raramente corrispondono a quelle della giustizia.
La giustizia socialista? Un’illusione
“Giustizia socialista? Non esisteva”, ha spiegato Loznitsa. “A quei tempi la gente viveva in un mondo completamente diverso, immerso nell’ignoranza. Il nostro protagonista pensa di capire, ma in realtà non capisce nulla”. Per il regista ucraino, questa è la tragedia più profonda: non sapere davvero dove si è, non comprendere la realtà che ci circonda.
Nel film, la buona fede di Kornev diventa una trappola. Nel tentativo di salvare l’innocente, finisce per condannarlo. “Nel cercare di fare del bene – ha aggiunto Loznitsa – decide il destino del suo possibile salvatore”. Un paradosso che racconta la condizione umana sotto i regimi totalitari.
La messa in scena della repressione
Loznitsa si sofferma anche su come venivano messi in scena gli arresti nell’epoca staliniana. “Si inventavano modi complicati per portare la vittima davanti alla prigione”, ha raccontato il regista. “Era una vera e propria recita, una teatralità che oggi torna a farsi vedere in modo evidente”. Quegli “spettacoli” servivano a spezzare l’uomo: ai carnefici non bastava arrestare o uccidere, volevano anche umiliare.
La scena dell’arresto di Kornev – che Loznitsa invita a scoprire senza anticipazioni – cattura proprio questa dimensione crudele e teatrale della repressione staliniana. “C’era in loro qualcosa di infernale”, ha concluso il regista.
Un film che parla al presente
“I Due Procuratori” non è solo uno sguardo al passato sovietico. Attraverso la storia di Kornev e delle sue illusioni, Loznitsa invita lo spettatore a riflettere sul rapporto tra potere e giustizia, tra ignoranza e responsabilità personale. Da oggi in sala, il film promette di lasciare il segno nel pubblico italiano, con una narrazione asciutta e domande ancora molto attuali.










