Crans-Montana, 12 febbraio 2026 – Ieri Jacques Moretti, proprietario del disco-bar Constellation di Crans-Montana, si è presentato davanti ai magistrati di Sion per essere interrogato sull’incendio della notte di Capodanno che ha fatto 41 morti e ne ha feriti 115. Al centro dell’udienza, durata più di tre ore con pause e riprese, c’è stata la gestione della sicurezza nel locale. Un fatto emerso con forza: nessuno dei quattro estintori nel seminterrato è stato usato durante il rogo.
Estintori ignorati mentre il fuoco divampava
«Nessuno li ha usati perché tutti pensavano solo a scappare», ha detto Moretti ai giudici, seduto accanto alla moglie, Jessica Maric, anche lei indagata per la tragedia. L’uomo, che la sera del 31 dicembre non era nel locale, ha aggiunto: «Non ricordo se c’erano i cartelli rifrangenti che segnalavano gli estintori. Li avevo attaccati con un nastro biadesivo, ma si staccavano facilmente quando passava la gente». Secondo le perizie acquisite dalla procura, questa mancanza ha reso più difficile trovare gli estintori nel caos dell’evacuazione.
Durante l’interrogatorio, Moretti ha sottolineato – quasi rassegnato – che anche nell’edificio dove si teneva l’udienza i cartelli si staccano facilmente. «Ho guardato e anche qui succede lo stesso», ha detto, indicando una parete della sala. Un’osservazione che però non ha convinto gli inquirenti, decisi a fare piena luce sulla sicurezza del locale.
Un incontro a porte chiuse con la madre di due ferite
Nel corso della giornata, durante una pausa, i coniugi Moretti hanno incontrato Leila Micheloud, madre di due ragazze ferite nell’incendio. Il colloquio si è svolto in un’aula del campus universitario di Sion, lontano da sguardi indiscreti. L’avvocato della donna, Sébastien Fanti, ha descritto l’incontro come «carico di umanità, intenso e semplice». Nessun dettaglio è trapelato, solo sguardi tesi e parole misurate al termine.
Sequestrati i telefoni delle vittime italiane
Intanto, sul fronte delle indagini, la procura di Roma ha disposto il sequestro dei telefoni cellulari dei ragazzi italiani coinvolti nella tragedia. Il pubblico ministero Stefano Opilio, titolare dell’inchiesta per disastro e omicidio colposo plurimo, ha ordinato di raccogliere tredici dispositivi. Gli esperti forensi analizzeranno immagini, chat e dati della notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio.
L’obiettivo è chiaro: «Quei telefoni potrebbero contenere foto o video della tragedia, utili a ricostruire tempi e modalità dei fatti», si legge nel decreto. Le autorità italiane vogliono così ricostruire passo dopo passo cosa è successo e capire se ci sono responsabilità nelle procedure di evacuazione e nelle condizioni di sicurezza del locale.
Indagini parallele tra Italia e Svizzera
Dai documenti emerge che le autorità svizzere non hanno ancora sequestrato i telefoni delle vittime. Per questo la procura italiana ha deciso di muoversi da sola, sperando che i dati raccolti possano aiutare anche le inchieste svizzere. Le analisi forensi partiranno a breve, con l’obiettivo di fissare ogni dettaglio utile a capire cosa è successo nei minuti cruciali dell’incendio.
Nel frattempo, a Crans-Montana l’aria è pesante. I parenti delle vittime chiedono risposte chiare e veloci. I proprietari del Constellation vivono isolati, come ha raccontato Jessica Moretti in una recente intervista: «Su di noi girano tante bugie. Viviamo isolati». Ma le domande restano: perché nessuno ha usato gli estintori? Perché i cartelli erano assenti o poco visibili? Solo le indagini potranno dare risposte definitive a una tragedia che ha segnato profondamente la comunità locale e decine di famiglie tra Svizzera e Italia.










