Berlino, 12 febbraio 2026 – A poche ore dall’inizio della Berlinale 2026, l’Italia si presenta con una presenza quasi simbolica. Eppure, tra i titoli più attesi c’è “Heysel 85”, il film che riporta al centro dell’attenzione la tragica finale di Coppa dei Campioni del 1985 tra Liverpool e Juventus. Quel match, segnato da un crollo di un muro allo stadio Heysel di Bruxelles, costò la vita a trentanove persone e ne ferì più di seicento. La regia è della belga-rumena Teodora Mihai e la pellicola sarà proiettata nel weekend nella sezione Special Gala.
Un racconto che non si può dimenticare
Tra i protagonisti c’è anche l’attore italiano Paolo Calabresi, che interpreta – con un nome diverso – l’allora Ministro del Lavoro Gianni De Michelis. Calabresi, conosciuto per serie come “Boris” e “Smetto quando voglio”, ha raccontato in un podcast: “De Michelis cercò in tutti i modi di evitare che la partita si giocasse. Ma alla fine si fece comunque, e con un rigore di Boniek calciato a due metri fuori dall’area”. Tifoso romanista e papà di un giovane calciatore del Pisa, Calabresi ha aggiunto: “Interpretare un ruolo legato a un evento vero e tragico è una grande responsabilità. Bisogna rispettare chi ha vissuto quei momenti. L’Heysel non è solo hooliganismo: è una tragedia complessa con tante responsabilità. Il film prova a raccontarla con rispetto e senza esagerazioni”.
La notte che cambiò il calcio
Il 29 maggio 1985, lo stadio Heysel era gremito di tifosi italiani e inglesi, pronti a vivere una finale storica. Ma poco prima del fischio d’inizio, una carica degli hooligan del Liverpool contro i sostenitori della Juventus scatenò il panico. Il muro di contenimento cedette, travolgendo decine di persone. Il bilancio fu drammatico: trentanove morti, di cui trentadue italiani, e oltre seicento feriti. Nonostante il disastro e le tensioni, la partita si giocò comunque e finì 1-0 per la Juventus, con un rigore trasformato da Boniek. Fu la prima Coppa dei Campioni per i bianconeri, ma la gioia fu offuscata da un lutto pesante.
I volti della tragedia
Nel film di Mihai, la storia segue due personaggi principali. Marie (Violet Braeckman), trentenne e addetta stampa del sindaco di Bruxelles, che assiste alla partita con i genitori; e Luca Rossi (Matteo Simoni), un giornalista italiano inviato allo stadio, accompagnato dalla famiglia. Quando scoppia il caos, Luca continua a raccontare quello che succede mentre cerca disperatamente i suoi cari. Marie, invece, deve prendere il posto del padre, sopraffatto dall’alcol e dallo shock, per coordinare le emergenze. La regista ha scelto di raccontare la tragedia attraverso gli occhi di chi c’era davvero, evitando facili sentimentalismi.
Il peso della memoria
Teodora Ana Mihai non è nuova a storie dure. Nel 2021 ha firmato “La civil war”, prodotto dai fratelli Dardenne e da Cristian Mungiu, premiato a Cannes con il Prix de l’Audace. Nel 2024 è stata candidata agli Oscar per “Traffic”. Con “Heysel 85” torna a affrontare un tema che in Italia resta ancora molto sensibile. “Oggi molti non sanno nemmeno cosa sia stato l’Heysel”, ha ricordato Calabresi. Eppure, quella notte continua a pesare nella memoria collettiva del calcio europeo.
Un ricordo sul grande schermo
Il cinema ha già raccontato l’Heysel. Nel 1988 Marco Tullio Giordana ha firmato “Appuntamento a Liverpool”, con Isabella Ferrari nei panni di una giovane italiana decisa a trovare l’assassino del padre, morto proprio quella sera a Bruxelles. Quel film si concentrava sulle conseguenze personali della violenza negli stadi.
Oggi, “Heysel 85” arriva in un momento diverso, ma con lo stesso obiettivo: dare voce alle vittime e riflettere sulle responsabilità di tutti. Il film sarà proiettato sabato sera al Berlinale Palast, alla presenza di superstiti e parenti delle vittime. Una serata per ricordare – ancora una volta – cosa successe davvero quella notte e per chiedersi se abbiamo imparato qualcosa.










