Roma, 11 febbraio 2026 – Stefano Di Stefano, dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze e membro del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena, è finito sotto inchiesta dalla Procura di Milano con l’accusa di insider trading. L’indagine, che riguarda il più antico istituto bancario italiano, cerca di chiarire il suo ruolo in una serie di operazioni finanziarie tra primavera e estate 2025. Secondo gli investigatori, Di Stefano avrebbe comprato azioni di Mps e Mediobanca per circa 100 mila euro poco prima dell’annuncio dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Siena.
Insider trading e nomi di spicco nel mirino della Procura
Dai documenti emerge che Stefano Di Stefano – responsabile delle partecipazioni societarie del Mef e nel Cda di Mps dal 2022 – avrebbe agito avendo informazioni riservate sull’operazione. Nel fascicolo compaiono anche nomi importanti della finanza italiana: Francesco Milleri, amministratore delegato di Luxottica e presidente di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio; il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone; e l’amministratore delegato di Mps, Giuseppe Lovaglio. Per questi tre la Procura ipotizza reati come l’ostacolo agli organi di vigilanza e l’aggiotaggio. Di Stefano, invece, è accusato solo di insider trading.
Gli inquirenti hanno ricostruito una fitta rete di contatti e conversazioni. In particolare, hanno passato al setaccio il cellulare di Di Stefano, intercettato mentre parlava con Alessandro Tonetti, vicedirettore generale di Cassa depositi e prestiti (non indagato), a proposito dei rapporti tra Cdp e Mediobanca. Era il 17 giugno 2025 quando Di Stefano scriveva a Tonetti: «Ne approfitto Alessà per chiederti una cosa, come gruppo Cdp, voi avete dei contratti in essere con Mediobanca?».
L’ombra sulle operazioni finanziarie
Il periodo sotto la lente degli investigatori è stato critico per il sistema bancario italiano. Il 28 aprile 2025, Alberto Nagel, allora ad di Mediobanca, aveva annunciato un’operazione simile su Banca Generali. Secondo il decreto di perquisizione, quella mossa è stata vista come una strategia difensiva, vista la vicinanza temporale con l’offerta pubblica di scambio su Mps.
La risposta di Tonetti non si è fatta attendere: «La abbiamo utilizzata in passato per alcune operazioni straordinarie perché me lo ricordo perfettamente. Non so se l’abbiamo ancora ingaggiata per qualcosa in corso. Se vuoi verifico subito!». Un botta e risposta che, agli occhi della Procura, dimostra una conoscenza approfondita delle mosse e delle strategie in campo tra i protagonisti del settore.
Le ipotesi della Procura e le prime reazioni
Per la Procura di Milano, guidata dal procuratore Marcello Viola, la posizione di Di Stefano è delicata. Gli investigatori pensano che il dirigente del Mef fosse al corrente del “concerto” tra Milleri, Caltagirone e Lovaglio in vista dell’Ops su Mps. Un punto chiave è il guadagno ottenuto da Di Stefano: secondo le prime ricostruzioni, avrebbe incassato qualche migliaio di euro grazie all’acquisto tempestivo delle azioni.
Fonti vicine al ministero riferiscono che Di Stefano si dice «sereno» e pronto a spiegare tutto davanti ai magistrati. Nessuna parola invece dagli altri indagati. L’inchiesta, ancora in fase istruttoria, potrebbe allargarsi ad altri nomi legati alle operazioni finanziarie degli ultimi mesi.
Un caso che scuote il sistema bancario e istituzionale
L’inchiesta su Monte dei Paschi di Siena arriva in un momento già difficile per il settore bancario italiano. La presenza di figure come Milleri e Caltagirone – volti noti e pesanti nel mondo della finanza – mette in luce i legami tra grandi gruppi industriali, banche e istituzioni pubbliche. Il ruolo del Mef, azionista di riferimento di Mps, aumenta ulteriormente l’attenzione.
«Dobbiamo tenerne conto perché è un approccio molto antigovernativo», avrebbe detto Di Stefano a Tonetti in una delle intercettazioni. Una frase che racconta le tensioni tra i protagonisti e la necessità per il governo di tenere d’occhio le mosse dei principali attori bancari.
Nei prossimi giorni si attendono sviluppi. La Procura continuerà ad analizzare flussi finanziari e comunicazioni tra gli indagati. A Siena come a Roma cresce l’attesa per capire quali saranno le conseguenze, sia sul piano istituzionale che giudiziario.










