New York, 11 febbraio 2026 – Una serie tutta creata con l’intelligenza artificiale di Google sta facendo discutere negli Stati Uniti. Si chiama “On This Day… 1776” e racconta la guerra d’indipendenza americana. Dietro al progetto c’è Darren Aronofsky, il regista di film come “Il Cigno Nero” e “The Whale”. La serie è prodotta da Primordial Soup, la società fondata da Aronofsky nel 2025 insieme a DeepMind, la divisione IA di Google. Un esperimento che sta dividendo critica e pubblico sul rapporto tra tecnologia e creatività.
Attori digitali, voci vere: la serie che spacca
I primi due episodi, corti di pochi minuti, sono già online sul canale YouTube della rivista Time, di proprietà di Marc Benioff, fondatore di Salesforce e finanziatore della serie. La storia si concentra sulle prime fasi della rivolta delle colonie americane contro re Giorgio III e sull’arrivo in America di Thomas Paine, figura chiave della storia americana. Ogni settimana, fino a fine 2026, uscirà un nuovo episodio, proprio nel giorno dell’anniversario degli eventi raccontati.
La scelta che più fa parlare è quella di affidare a Veo 3, il sistema IA di Google, la creazione di tutti gli attori e delle scene in costume. Niente volti noti, nessun attore in carne e ossa: solo avatar digitali. L’unica parte umana sono le voci, messe a disposizione da attori iscritti al sindacato americano SAG, e la colonna sonora firmata da Jordan Dykstra. Il risultato? Per molti è un effetto inquietante. Il Guardian ha parlato di “occhi spenti e rughe che cambiano colore e profondità”, titolando: “Requiem per un film-maker, la serie è un horror”.
Critica e pubblico si spaccano
La serie non ha raccolto molte simpatie finora. Deadline ha segnalato che il trailer ha più “dislike” che “mi piace” su YouTube. Il Hollywood Reporter l’ha bollata come “AI slop”, cioè spazzatura IA, anche se tecnicamente ben fatta. Il dibattito però è acceso: c’è chi vede in questo esperimento una svolta per il cinema, chi teme invece una deriva senza anima.
Aronofsky difende la sua scelta. “Il cinema è sempre stato legato alla tecnologia, dai fratelli Lumière in poi. Ora è il momento di provare questi nuovi strumenti e capire come usarli per raccontare storie”, ha detto al lancio di Primordial Soup. Ma non tutti sono d’accordo. Per diversi critici, l’immagine appare piatta, priva di quei guizzi che solo gli attori veri sanno dare.
Creatività o semplice copia? Il nodo etico
L’esperimento di Aronofsky riapre il dibattito sul confine tra creatività umana e imitazione digitale. La possibilità di realizzare film interi, anche grandi produzioni, in poco tempo e a basso costo, solleva molte domande: che ruolo avranno gli attori? E gli autori? Domande ancora aperte, mentre l’industria osserva.
Non è un caso che centinaia di attori si siano già schierati. Da Scarlett Johansson a Cate Blanchett, passando per Joseph Gordon-Levitt, molti hanno lanciato una campagna contro le aziende IA accusate di rubare il lavoro artistico. Nel frattempo, Matthew McConaughey ha registrato otto marchi legati alla sua immagine per proteggersi da possibili usi sbagliati dell’intelligenza artificiale.
Cinema digitale: un futuro tutto da scrivere
Mentre “On This Day… 1776” continua a uscire ogni settimana, il mondo del cinema si interroga sulle novità che queste tecnologie possono portare. A settembre è stata presentata Tilly Norwood, la prima attrice interamente creata dall’IA: un altro segnale che il confine tra reale e virtuale si fa sempre più sottile.
Per ora, la serie di Aronofsky resta un caso simbolo. Un laboratorio aperto dove si prova a raccontare in modo nuovo, ma anche un terreno di scontro tra innovazione tecnologica e difesa della creatività umana. Il pubblico è diviso tra curiosità e diffidenza. E Hollywood guarda, senza ancora sbilanciarsi sul futuro del suo mestiere.










