Parma, 11 febbraio 2026 – Da Monet a Bonnard, passando per Van Gogh e Boldini: sono questi i protagonisti che, dal 14 febbraio al 31 maggio, animeranno le sale di Palazzo Tarasconi a Parma con la mostra “100 anni di riflessi”. Un’occasione per immergersi nel cuore pulsante dell’Impressionismo, quel movimento che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ha cambiato per sempre il modo di guardare e raccontare la realtà.
Settant’anni di capolavori: Monet, Van Gogh e gli altri grandi
La mostra, curata da Stefano Oliviero, riunisce più di settanta opere: una cinquantina di dipinti a olio e una ventina tra acquerelli, disegni e stampe. Arrivano da collezioni private italiane e francesi, spesso mai viste dal grande pubblico. Oltre a Claude Monet, spiccano i nomi di Alfred Sisley, Vincent van Gogh, Giovanni Boldini, Paul César Helleu, Eugène Isabey, Antoine Guillemet e Pierre Bonnard. Un percorso che, come sottolinea Oliviero, “vuole mostrare la ricchezza e la complessità di un’epoca in cui la pittura è diventata esperienza diretta di luce e colore”.
Parigi 1874: la rivoluzione della luce che cambiò tutto
Tutto parte da lì: Parigi, 1874, nello studio del fotografo Nadar. È qui che si tiene la prima mostra degli Impressionisti, un gruppo di giovani artisti decisi a rompere con le regole accademiche. “La pittura en plein air – spiega il curatore – nasce proprio in quegli anni, quando Monet e compagni abbandonano gli atelier per catturare i giochi della luce naturale”. Una scelta che a molti parve strana, quasi scandalosa. Eppure da lì è nata una nuova sensibilità: pennellate rapide, colori puri, attenzione ai riflessi sull’acqua e sulle foglie.
La Scuola di Barbizon: i precursori della rivoluzione impressionista
Accanto ai grandi dell’Impressionismo, la mostra dà spazio anche alla Scuola di Barbizon: Jean-Baptiste Camille Corot, Théodore Rousseau, Charles-François Daubigny e Jean-François Millet. Sono loro che, tra il 1830 e il 1870, hanno preparato il terreno per quella svolta. “Senza Barbizon – confida Oliviero – non ci sarebbe stato Monet. L’attenzione al paesaggio, alla natura osservata dal vivo, è il filo che unisce queste generazioni”. In mostra ci sono paesaggi boschivi, scene rurali, giochi di luce all’alba e al tramonto: piccoli dettagli che raccontano un cambiamento profondo nel modo di vedere il mondo.
Il centenario di Monet: il maestro al centro della scena
Quest’anno ricorre il centenario della morte di Claude Monet (1840-1926) e la mostra di Parma gli dedica un’attenzione particolare. “Monet è stato il vero motore dell’Impressionismo – spiega Oliviero –. La sua ricerca sulla luce e il colore ha segnato tutti i pittori che sono venuti dopo”. In esposizione ci sono opere chiave che raccontano l’evoluzione del suo stile: dai primi paesaggi fluviali alle famose ninfee, fino agli ultimi esperimenti quasi astratti. Un viaggio nella mente di un artista che, come dicevano i critici francesi dell’epoca, “non dipingeva quello che vedeva, ma quello che sentiva davanti alla natura”.
Palazzo Tarasconi: più di una mostra, un’esperienza
Nel cuore di Parma, a Palazzo Tarasconi, l’allestimento non è solo un percorso d’arte, ma anche uno spazio dove fermarsi a riflettere. Le sale sono organizzate per favorire il dialogo diretto con i quadri: luci soffuse, pannelli esplicativi, sedute per contemplare senza fretta. “Volevamo che ogni visitatore potesse fermarsi davanti a un quadro e lasciarsi travolgere dalle emozioni”, racconta una guida durante la presentazione. I biglietti sono già in vendita online; l’ingresso sarà aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19.
L’Impressionismo oggi: un’eredità che non smette di parlare
A più di un secolo dalla prima mostra parigina, l’Impressionismo continua a parlare a chiunque voglia ascoltare. “La forza di questi artisti – conclude Oliviero – sta nel saper cogliere l’attimo, nel riuscire a restituire sulla tela la vibrazione della vita”. Un messaggio che non perde mai la sua freschezza. E che a Parma, nei prossimi mesi, tornerà a illuminare le antiche mura di Palazzo Tarasconi.










