Roma, 11 febbraio 2026 – In una sala stracolma di giornalisti, Marco Bellocchio ha risposto con decisione alle domande sulla nuova serie “Portobello”, che racconta il caso di Enzo Tortora. La presentazione, questa mattina nella sede romana di HBO Max, ha visto il regista visibilmente infastidito quando gli è stato chiesto se la fiction potesse influenzare il prossimo referendum sulla giustizia, in programma per fine marzo. “Non rispondo!”, ha tagliato corto Bellocchio, lasciando un silenzio pesante prima di aggiungere: “Questa serie su Enzo Tortora l’abbiamo fatta a prescindere, quindi va giudicata per quello che è. Il referendum lo rispetto ma non c’è nessun rapporto”.
“Portobello”: la serie che riporta alla luce il caso Tortora
La serie, che conta sei episodi e vede Fabrizio Gifuni nei panni di Tortora, sarà disponibile dal 20 febbraio sulla nuova piattaforma HBO Max. Un debutto molto atteso, dopo l’anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, che riporta in primo piano uno dei casi più discussi della storia giudiziaria italiana. Il racconto si concentra sugli anni difficili del conduttore televisivo, arrestato nel 1983 con accuse di associazione camorristica e traffico di droga, poi assolto dopo un lungo calvario legale.
Bellocchio, regista noto per il suo sguardo critico verso le istituzioni, ha spiegato: “Abbiamo voluto raccontare la vicenda umana e giudiziaria di Tortora senza filtri, mettendo in luce le contraddizioni della magistratura e il peso dell’opinione pubblica”. Nessuna intenzione politica, ha ribadito. Ma la coincidenza con il referendum sulla giustizia ha subito acceso il dibattito.
La scelta del 20 febbraio: un omaggio, non una coincidenza
A spiegare le ragioni della data di uscita è intervenuta anche Laura Carafoli, responsabile dei contenuti originali per HBO Max Italia. “La piattaforma è stata lanciata il 13 gennaio e questo è il primo prodotto italiano che volevamo proporre in un momento di grandi investimenti”, ha detto Carafoli. “Certo, ci sono anche le Olimpiadi in questi giorni, ma poi è successo qualcosa di particolare: abbiamo scoperto che proprio il 20 febbraio del 1987 Enzo Tortora tornava in scena sulla Rai con la celebre frase ‘Dove eravamo rimasti’. Ci è sembrato un modo giusto per rendere omaggio a questa storia”.
La data scelta, insomma, non è frutto di strategie politiche ma un gesto simbolico. Un dettaglio che però non ha fermato le domande dei cronisti, molti dei quali hanno sottolineato come la serie arrivi in un momento di grande tensione sul tema della giustizia.
Il dibattito acceso e le reazioni in sala stampa
Il caso Tortora, ancora oggi, divide l’opinione pubblica. In sala stampa si avvertiva una certa tensione: più di un giornalista ha chiesto se la fiction potesse riaccendere vecchie polemiche o influenzare il clima che precede il referendum. Bellocchio ha ribadito con fermezza: “Non c’è nessun legame tra la serie e il referendum. Il rispetto per la memoria di Tortora viene prima di tutto”.
Fonti vicine alla produzione raccontano che la serie vuole mostrare “la fragilità della giustizia e il dramma di chi si trova travolto da accuse senza fondamento”. Un tema che, a quasi quarant’anni dai fatti, resta più attuale che mai. “Abbiamo lavorato su documenti d’epoca, testimonianze dirette”, ha confidato uno degli sceneggiatori. “L’obiettivo era restituire complessità e umanità a una vicenda spesso ridotta a slogan”.
Un grande progetto italiano per HBO Max
Per HBO Max è il primo grande progetto italiano dopo il lancio della piattaforma. La scelta di affidarsi a Bellocchio e a un cast di prestigio – oltre a Gifuni, presenti anche Valeria Bruni Tedeschi e Tommaso Ragno – conferma l’attenzione verso storie radicate nella cronaca nazionale. “Vogliamo portare all’estero storie italiane con un respiro universale”, ha spiegato Carafoli.
Il pubblico potrà vedere i primi episodi dal 20 febbraio. Solo allora si capirà se “Portobello” riuscirà a far ripartire una riflessione sulla giustizia italiana o resterà, come sperano gli autori, un omaggio alla memoria di Enzo Tortora. Nel frattempo, il dibattito resta acceso. E le parole di Bellocchio – secche, quasi taglienti – continuano a risuonare tra i corridoi della sede romana di HBO Max.










