Roma, 10 febbraio 2026 – Stefano di Stefano, volto noto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è finito nel mirino della Procura di Milano con l’accusa di insider trading. L’indagine, partita da pochi giorni, riguarda acquisti sospetti di azioni di Mediobanca e Mps nel cuore del cosiddetto “risiko bancario”, un periodo caldo in cui le mosse sulle partecipazioni hanno acceso i riflettori degli investigatori. Di Stefano, 58 anni, guida la struttura che si occupa di partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici: un ruolo di primo piano, che lo mette al centro della gestione delle società controllate dallo Stato e delle misure legate al cosiddetto golden power.
Al centro della partita sulle partecipate
Il ruolo di Di Stefano al ministero non è certo di secondo piano. Dal suo ufficio in via XX Settembre coordina tutto quello che serve per usare i poteri speciali previsti dal decreto-legge 15 marzo 2012. In sostanza, ha accesso a informazioni riservate, prepara documenti chiave e tiene i rapporti con Bruxelles per le società considerate di interesse nazionale. “Proteggere gli attivi strategici è fondamentale, soprattutto ora che il mercato è così turbolento”, racconta una fonte interna al Mef, che ha chiesto l’anonimato.
Nel concreto, il suo compito è tenere d’occhio le società sotto il golden power: quelle che lo Stato vuole difendere da scalate straniere per motivi di sicurezza o interesse pubblico. Un lavoro delicato, che richiede riservatezza e una buona conoscenza dei dossier più sensibili.
Il legame stretto con Mps e Mediobanca
Il nome di Di Stefano è legato a doppio filo a quello del Monte dei Paschi di Siena. Dal 2022 siede nel consiglio d’amministrazione della banca, in rappresentanza del Tesoro che controlla ancora il 4,86% del capitale. Sul sito ufficiale di Mps si legge che fa parte anche del Comitato rischi e sostenibilità. “Il legame tra Mps e il ministero è sempre stato molto forte”, ricorda un ex dirigente della banca. “La presenza di Di Stefano nel board è la prova più chiara”.
Ma l’indagine non riguarda solo Mps. Dalle prime verifiche emerge che si indaga anche su operazioni legate a titoli di Mediobanca, un altro pezzo importante della finanza italiana. Gli inquirenti sospettano che Di Stefano possa aver usato informazioni privilegiate ottenute grazie al suo ruolo istituzionale.
Una carriera tra pubblico e privato
Il percorso di Stefano di Stefano è segnato da esperienze sia nel pubblico sia nel privato. Laureato alla Luiss di Roma, ha iniziato in BNP Paribas, poi è passato a Sofipa (Mediocredito Centrale) e Iri. Dal 2000 al 2009 ha lavorato in Invitalia, l’agenzia per lo sviluppo d’impresa, prima di approdare al Ministero dell’Economia. Dal 2022 rappresenta il Tesoro nel cda di Mps.
Chi lo conosce lo descrive come un uomo riservato, poco incline a mettersi sotto i riflettori. “È uno che preferisce lavorare dietro le quinte”, spiega un collega del ministero. E proprio questa sua discrezione lo ha trasformato in un punto di riferimento nei rapporti tra Tesoro e società partecipate.
Indagini in corso e reazioni
Al momento, la Procura di Milano non ha rilasciato commenti ufficiali. In via XX Settembre si mantiene un profilo basso: “Aspettiamo di vedere come vanno avanti le indagini, ma confidiamo nella correttezza dei nostri dirigenti”, ha detto un portavoce del Mef nel corso della mattinata. Nessuna sospensione per Di Stefano, almeno per ora.
Fonti giudiziarie spiegano che l’iscrizione nel registro degli indagati è un passaggio obbligato per approfondire le operazioni sospette. Gli investigatori stanno passando al setaccio documenti interni e movimenti sui titoli coinvolti.
Golden power e partecipazioni pubbliche sotto la lente
La vicenda riporta sotto i riflettori il tema delicato della gestione delle partecipazioni pubbliche e dei poteri speciali dello Stato nelle società strategiche. Negli ultimi anni, il golden power è stato spesso lo scudo per difendere asset fondamentali per il Paese. Ora, con l’inchiesta su Di Stefano, si apre un nuovo capitolo che coinvolge i vertici del Tesoro.
Resta da vedere quali saranno le ripercussioni a livello istituzionale e come cambierà la gestione delle partecipate. Nel frattempo, nei corridoi di via XX Settembre si respira un’aria di attesa. In tanti si chiedono: “E adesso, cosa succederà?”. Solo le prossime settimane potranno dare risposte più chiare.










