Milano, 10 febbraio 2026 – L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, ha ribadito oggi agli analisti l’obiettivo di massimizzare il valore e l’integrazione tra Mediobanca e Mps, senza però entrare nei dettagli su come si arriverà a questo risultato. La possibilità di un delisting di Piazzetta Cuccia resta quindi in sospeso, in attesa delle decisioni che saranno presentate nel prossimo piano industriale.
Mediobanca e Mps, verso un’integrazione più stretta
Durante una conference call con gli analisti, Lovaglio ha spiegato che il gruppo sta accelerando il processo di integrazione con Mediobanca, puntando a un modello operativo più specializzato. L’intenzione è chiara: rafforzare il valore dei brand e le competenze di entrambe le realtà. Secondo il manager, Mediobanca diventerà la sede principale per le attività di corporate & investment banking e per il private banking di fascia alta. Una mossa pensata per consolidare la posizione dei due istituti nel mercato finanziario italiano ed europeo.
Lovaglio ha sottolineato che “stiamo definendo la struttura migliore per sfruttare al massimo le sinergie”, ma ha chiesto agli analisti di avere pazienza e aspettare il piano industriale, che arriverà nelle prossime settimane. Il consiglio di amministrazione non ha ancora chiuso tutte le decisioni. Un atteggiamento prudente, che riflette la complessità dell’operazione e la necessità di valutare ogni dettaglio prima di prendere decisioni importanti come il possibile delisting.
Sinergie e numeri: la soglia dei 700 milioni
Sul fronte economico, Lovaglio si è mostrato ottimista: “Il lavoro fatto negli ultimi mesi ci fa credere che riusciremo a raggiungere i 700 milioni di sinergie previste”. Un obiettivo ambizioso, che secondo lui potrebbe essere anche superato: “Non escludiamo margini di miglioramento”, ha aggiunto. Le sinergie sono il nodo centrale dell’operazione: ridurre i costi, semplificare le strutture e valorizzare le competenze sono le basi del piano di integrazione.
Fonti vicine al dossier spiegano che il raggiungimento di quei 700 milioni dipenderà soprattutto da una migliore gestione delle piattaforme tecnologiche e dalla riduzione delle sovrapposizioni operative tra le due banche. Se tutto andrà come previsto, ci saranno benefici sia per gli azionisti sia per i dipendenti coinvolti.
Personale sotto osservazione: le uscite da Mediobanca
Un altro tema caldo riguarda le uscite di banchieri da Mediobanca. Lovaglio ha ammesso che il fenomeno è monitorato, ma ha rassicurato: “I deflussi sono sotto controllo grazie alle iniziative già avviate e ad altre in programma dai vertici di Piazzetta Cuccia”. Tra queste, secondo fonti interne, ci sono incentivi per trattenere i talenti e percorsi di crescita per i profili chiave.
La gestione del personale resta una priorità per mantenere stabile il gruppo durante questa fase di cambiamento. “Stiamo lavorando per non perdere competenze importanti”, ha detto un dirigente vicino al dossier. Solo dopo aver definito la nuova organizzazione si potrà capire bene l’impatto sul capitale umano di entrambe le banche.
Piano industriale alle porte, gli analisti restano cauti
In attesa del nuovo piano industriale, atteso entro fine trimestre, gli analisti mantengono la prudenza. Le modalità dell’integrazione e il tema del delisting rimangono avvolti nell’incertezza. “Serve chiarezza sui tempi e sugli effetti operativi”, ha commentato un gestore milanese contattato nel pomeriggio.
Nel frattempo, i mercati seguono con attenzione ogni passo dei vertici delle due banche. Il titolo Mps ha chiuso oggi a 3,21 euro, in leggero rialzo rispetto a ieri. Un segnale che fotografa l’equilibrio tra aspettative positive sulle sinergie e la cautela degli investitori in attesa di dettagli concreti sulle prossime mosse del gruppo.










