Roma, 10 febbraio 2026 – In Italia meno di un giovane su due tra i 16 e i 24 anni usa strumenti di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT o Gemini. Lo rivela oggi Eurostat, che scatta una fotografia impietosa del nostro Paese, indietro rispetto al resto d’Europa. Secondo il rapporto dell’ufficio statistico europeo, la percentuale italiana si ferma al 47,2%, mentre la media Ue raggiunge il 63,8%. Così il Belpaese si piazza al penultimo posto in Europa, appena sopra la Polonia.
Italia fanalino di coda tra i giovani europei
Il confronto con gli altri Paesi è netto. In cima alla classifica ci sono la Grecia (83,5%), l’Estonia (82,8%) e la Repubblica Ceca (78,5%). L’Italia, invece, è quasi ultima: peggio fa solo la Polonia con il 49,3%. “Questi dati non parlano solo di tecnologia, ma soprattutto di opportunità che non arrivano ovunque”, spiega un funzionario di Eurostat contattato da alanews.it. Fa specie vedere questo divario proprio mentre il tema dell’intelligenza artificiale invade scuole e università.
Un divario generazionale che si allarga
Eurostat evidenzia un forte divario tra giovani e adulti nell’uso dell’IA generativa in tutta Europa. Tra i 16-24enni, il 63,8% usa questi strumenti; tra tutti gli adulti dai 16 ai 74 anni, la percentuale scende al 32,7%. In Italia il divario è simile, ma la base è più bassa. “I miei amici ne parlano poco”, racconta Martina, 19 anni, studentessa a Roma. “Molti non sanno neanche come funzionano queste app”. Eppure, secondo gli esperti, proprio i giovani dovrebbero essere i primi a usare queste tecnologie nella vita di tutti i giorni.
Studio e tempo libero: come cambia l’uso dell’IA
Il rapporto Eurostat entra nel dettaglio degli usi. Nell’Unione europea, il 39,3% dei giovani usa l’IA generativa per studiare, contro il 9,4% della popolazione totale. In Italia la tendenza è simile, ma con numeri più bassi. Anche per scopi personali – dalla scrittura di testi alle ricerche online – i giovani sono più attivi: il 44,2% contro il 25,1% della media generale. “Mi aiuta a preparare le tesine”, confida Lorenzo, liceale di Milano. “Ma non tutti i professori sono d’accordo”. L’uso per lavoro resta invece marginale tra i ragazzi (15,8%), dato che molti non sono ancora entrati nel mondo del lavoro.
Perché l’Italia resta indietro
Da cosa nasce il ritardo italiano? Gli esperti indicano diversi motivi: infrastrutture digitali non uniformi, poca formazione nelle scuole, diffidenza verso le novità tecnologiche. “C’è ancora poca consapevolezza sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale”, ammette Marco Bentivogli, esperto di innovazione. “Serve un investimento serio sull’educazione digitale”. Solo così – dicono i ricercatori – si potrà colmare il gap con l’Europa.
Il futuro è una sfida aperta
Il quadro di Eurostat mette in guardia sulle scelte da fare nei prossimi anni. Il rischio è che il ritardo nell’adozione dell’IA generativa si traduca in una perdita di competitività per i giovani italiani. “Non possiamo permetterci di restare indietro”, avverte una docente universitaria di Torino. “La sfida non è solo tecnologica, ma anche culturale”. Intanto, nelle scuole e nelle università italiane la curiosità cresce – lentamente. Ma la strada da fare resta ancora lunga.










