Milano, 9 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio ha iniziato la giornata in calo sui mercati internazionali, segnando un’altra flessione che riflette le incertezze degli operatori e le tensioni sul fronte della domanda globale. Alle 9.30, il WTI americano con consegna a marzo ha perso l’1,65%, scendendo a 62,88 dollari al barile. Il Brent con consegna ad aprile ha lasciato sul terreno l’1,04%, fermandosi a 67,33 dollari. Dietro questo andamento, secondo gli esperti, ci sono sia le tensioni geopolitiche sia le preoccupazioni per un possibile rallentamento economico in alcune zone chiave.
Petrolio in discesa: i numeri che contano
La mattinata sui mercati energetici si è aperta con un clima di prudenza. Il calo del WTI e del Brent non è passato inosservato tra gli operatori di Londra, Francoforte e della City. “Vediamo una fase di grande volatilità, che rispecchia le incertezze su domanda e offerta”, spiega Giovanni Berti, analista di Energy Desk Milano. Per Berti, il prezzo del petrolio “potrebbe restare sotto pressione ancora per qualche giorno, soprattutto se arrivano segnali di rallentamento dall’economia cinese o americana”.
Dietro la discesa: cosa c’è che non va
Le ragioni del calo sono diverse e intrecciate. Da una parte, le previsioni di una crescita più debole in Asia pesano sulle aspettative di consumo. La Cina, in particolare, ha rivisto al ribasso le stime del PIL per il primo trimestre, come mostrano i dati pubblicati ieri dal National Bureau of Statistics. Dall’altra, le tensioni in Medio Oriente e le trattative tra i paesi dell’OPEC+ non hanno ancora dato segnali forti per sostenere i prezzi. “Il mercato teme un surplus di offerta”, racconta un trader londinese raggiunto al telefono poco dopo l’apertura.
Cosa cambia per l’economia e i consumatori
Il calo del prezzo del petrolio si riflette anche sulle prospettive dell’economia reale. In Italia, le prime stime dell’Unione Petrolifera indicano che potremmo vedere una leggera riduzione dei prezzi alla pompa nelle prossime settimane. “Se questa tendenza si conferma – dice Luca De Santis, portavoce dell’associazione – ci sarà un effetto positivo sui costi di trasporto e produzione”. Ma De Santis avverte: “Il mercato è imprevedibile, basta una notizia per cambiare tutto”.
Mercati finanziari in bilico
I mercati azionari europei hanno aperto la giornata con segnali contrastanti. A Piazza Affari, il settore energetico ha registrato qualche perdita: titoli come Eni e Saipem hanno iniziato le contrattazioni in rosso, seguendo il calo del petrolio. Situazione simile a Londra e Francoforte, dove gli investitori tengono d’occhio le materie prime con attenzione.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Gli analisti di Goldman Sachs stimano che il prezzo del petrolio potrebbe oscillare tra i 60 e i 70 dollari al barile nel breve periodo, a meno di eventi imprevisti sul fronte geopolitico o produttivo. “La domanda globale resta incerta”, si legge nell’ultimo report della banca americana. Fondamentali saranno la ripresa dell’industria cinese e le mosse dell’OPEC+ per mantenere un equilibrio tra domanda e offerta.
Il punto di vista degli operatori italiani
Nel settore della raffinazione e distribuzione carburanti in Italia si respira un cauto ottimismo. “Ogni calo dei prezzi internazionali aiuta a ridurre la pressione sui margini”, spiega un dirigente di una compagnia del Nord Italia. Restano però i timori per la volatilità delle valute e per le tensioni geopolitiche che potrebbero complicare il quadro.
In sintesi, la giornata di oggi segna un altro capitolo nella storia sempre incerta del prezzo del petrolio, tra oscillazioni e attese caute. Tutti gli occhi sono puntati sulle prossime mosse dell’OPEC+ e sulle evoluzioni dell’economia globale. Per ora, la parola d’ordine è una sola: prudenza.










