New York, 9 febbraio 2026 – Le quotazioni del petrolio hanno segnato oggi una leggera flessione a New York. Il prezzo del barile si è fermato a 63,27 dollari, in calo dello 0,44% rispetto alla chiusura di ieri. Il movimento, registrato nelle prime ore della mattinata americana, riflette una serie di fattori economici e dinamiche di mercato che stanno incidendo sul settore energetico all’inizio di questa settimana.
Mercati in bilico, il quadro internazionale pesa
Gli operatori della borsa di New York hanno aperto la giornata con prudenza. Secondo alcuni analisti, la discesa del prezzo è legata sia ai dubbi sulla domanda globale, sia alle ultime notizie che arrivano dal Medio Oriente. “Il mercato resta molto sensibile a ogni segnale di rallentamento, soprattutto da Cina e Stati Uniti”, ha spiegato James Carter, senior analyst di Energy Markets Group, raggiunto telefonicamente poco dopo l’apertura.
La settimana era cominciata con segnali contrastanti. Da una parte, le tensioni geopolitiche in alcune zone chiave della produzione avevano spinto i prezzi verso l’alto. Dall’altra, i dati sulle scorte americane e le previsioni di crescita più contenuta hanno raffreddato gli entusiasmi. Solo ieri, il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha pubblicato un report che segnala un leggero aumento delle riserve strategiche, un elemento che ha frenato gli acquisti.
Domanda mondiale e scorte sotto la lente
Le ultime stime dell’International Energy Agency (IEA) indicano che la domanda globale di petrolio nel 2026 crescerà più lentamente rispetto agli anni passati. Questo dato, uscito la scorsa settimana, ha già influenzato le mosse degli investitori. “Stiamo attraversando una fase di aggiustamento dopo mesi di forte volatilità”, ha ammesso Linda Huang, responsabile ricerca materie prime per una banca europea.
Le scorte degli Stati Uniti restano al centro dell’attenzione. Domani è atteso il report settimanale dell’Energy Information Administration (EIA), che potrebbe dare indicazioni più chiare sulla direzione dei prezzi. Le prime anticipazioni raccolte tra gli operatori parlano di un leggero aumento delle riserve di greggio, mentre la domanda interna sembra stabile. Un trader di New York, che ha preferito restare anonimo, ha commentato: “Molti attendono i dati ufficiali prima di muoversi”.
Mercati cauti, prospettive incerte
Gli altri mercati energetici hanno reagito con moderazione. A Londra, il Brent ha registrato variazioni minime, restando poco sopra i 66 dollari al barile. Gli investitori europei sembrano in attesa, osservando sia gli sviluppi economici che quelli geopolitici. “Non vediamo segnali chiari di inversione, ma la volatilità resta alta”, ha detto un operatore della City.
Sul fronte valutario, il dollaro si è mantenuto stabile contro le principali valute, contribuendo a contenere le oscillazioni del petrolio, che spesso risente dei cambi tra dollaro e euro. Solo nel primo pomeriggio italiano si è visto un aumento degli scambi sui futures a breve termine.
Futuro incerto tra transizione e tensioni geopolitiche
Guardando avanti, gli esperti invitano alla cautela. La transizione verso le energie rinnovabili e le politiche di decarbonizzazione di Stati Uniti ed Europa continuano a mettere pressione sulla domanda di petrolio. Ma non mancano i fattori di rischio. Eventi inattesi – tensioni in Medio Oriente o shock nella produzione – possono ancora far oscillare le quotazioni in modo rapido.
Secondo alcuni osservatori, il prezzo del barile potrebbe muoversi tra i 62 e i 65 dollari nel breve periodo, a meno di sorprese legate alla geopolitica o a dati economici inattesi. “Il mercato resta fragile”, ha riassunto Carter, “e ogni notizia può spostare l’ago della bilancia”.
In attesa dei prossimi dati ufficiali sulle scorte e delle mosse dell’OPEC+, la giornata si chiude con un clima di prudenza diffusa tra gli operatori. La parola d’ordine resta prudenza: solo i numeri delle prossime settimane diranno se il calo di oggi è l’inizio di una nuova fase o solo una pausa nella corsa del prezzo.










