Pechino, 9 febbraio 2026 – Una cinquantina di capolavori dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli sono approdati in Cina. Dal 4 febbraio al 10 ottobre, questi tesori saranno al centro della mostra “Pompei. Un’eterna scoperta” al Museo Nazionale della Cina. L’esposizione, aperta ufficialmente dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, racconta gli scavi di Pompei, dalla prima campagna nel 1748 fino agli scavi più recenti. Statua, affreschi, vasellame e oggetti, anche quelli meno noti, portano il pubblico cinese in un viaggio dentro la vita dell’antica città vesuviana.
Pompei sbarca in Cina con i suoi tesori
Tra i pezzi più preziosi spiccano il cinghiale dalla Casa del Citarista, la famosa Venere Lovatelli “a colori”, un elegante cantharos in argento e un raro rilievo votivo attico. Sono oggetti che raramente lasciano Napoli, scelti per mostrare la ricchezza e la complessità della vita quotidiana e religiosa a Pompei. “Abbiamo voluto mettere in mostra oggetti che raccontano storie diverse, dalla casa al culto”, ha spiegato Paolo Giulierini, direttore del MANN, durante l’inaugurazione.
Un legame culturale tra Italia e Cina
La mostra è il frutto della collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Parco Archeologico di Pompei, con il sostegno dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e del Museo Nazionale della Cina. Fondamentale anche il ruolo dell’Ambasciata d’Italia a Pechino e dell’Istituto Italiano di Cultura, che hanno curato per mesi la logistica e il dialogo culturale. “Questa mostra è un ponte tra due grandi civiltà”, ha detto il ministro Giuli, sottolineando l’importanza dello scambio tra Italia e Cina.
Un anniversario da celebrare guardando avanti
L’iniziativa rientra nelle celebrazioni per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, nate nel 1971. Accanto alla mostra su Palladio, l’esposizione dedicata a Pompei chiude un anno ricco di eventi per rafforzare lo scambio culturale tra i due Paesi. “Conoscersi è la base per costruire nuove opportunità”, ha commentato Massimo Ambrosetti, ambasciatore italiano a Pechino. Il pubblico cinese, già numeroso nei primi giorni, ha mostrato grande interesse per i dettagli della vita quotidiana a Pompei: dalle stoviglie in bronzo alle pitture murali, ogni pezzo diventa un ponte tra mondi lontani.
Gli scavi di Pompei raccontati passo dopo passo
La mostra ripercorre le tappe fondamentali degli scavi di Pompei, partiti nel 1748 con Carlo di Borbone. Tra pannelli, fotografie d’epoca e video delle ultime campagne, i visitatori scoprono come sono cambiate nel tempo le tecniche di scavo e restauro. “Vogliamo mostrare non solo i reperti, ma anche il lavoro degli archeologi”, ha spiegato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei. Un percorso che restituisce voce e identità agli abitanti dell’antica città.
Coinvolgere i giovani, costruire ponti
La mostra guarda anche alle nuove generazioni cinesi con laboratori, visite guidate in lingua e incontri con esperti italiani. “Vogliamo far avvicinare i giovani alla storia europea, toccandola con mano”, ha raccontato Li Wei, una delle curatrici cinesi. Il Museo Nazionale della Cina ospita la mostra in uno spazio dedicato, proprio accanto alle collezioni che raccontano la storia imperiale cinese: un dialogo silenzioso tra culture millenarie.
Primi giorni e reazioni dal pubblico
Nei primi giorni, le sale si sono riempite di studenti, famiglie e studiosi. Molti si sono fermati davanti alla Venere Lovatelli, stupiti dai colori ancora vivi dopo duemila anni. Altri hanno fotografato il cantharos d’argento, affascinati dai dettagli delle sue decorazioni. “Non avevo mai visto da vicino oggetti così antichi”, ha detto una studentessa di Pechino. Gli organizzatori credono che questa mostra possa aprire una nuova stagione di scambi tra musei italiani e cinesi.
La storia di Pompei continua così a viaggiare nel mondo, portando con sé domande e suggestioni che superano tempo e confini.










