Home Soldi & Risparmi Bio made in Italy: un marchio per valorizzare 6,8 miliardi e 3,9 di export
Soldi & Risparmi

Bio made in Italy: un marchio per valorizzare 6,8 miliardi e 3,9 di export

Share
Bio made in Italy: un marchio per valorizzare 6,8 miliardi e 3,9 di export
Bio made in Italy: un marchio per valorizzare 6,8 miliardi e 3,9 di export
Share

Milano, 9 febbraio 2026 – Nel 2025 le vendite di alimenti biologici in Italia per la casa hanno fatto un balzo del 6,2%, arrivando a sfiorare i 5,5 miliardi di euro. A dirlo è l’Osservatorio Sana, che scatta una foto di un settore in continua espansione. Tenendo conto anche del fuori casa, il valore complessivo tocca i 6,8 miliardi. Intanto, l’export si avvicina ai 3,9 miliardi, confermando il ruolo di primo piano del bio italiano sui mercati esteri.

Il marchio bio italiano che cambia le regole del gioco

Il 2025 ha segnato un passo importante con l’arrivo del marchio bio made in Italy. Questo logo, che affiancherà la classica foglia verde europea – la cosiddetta “Euro-leaf” – vuole mettere in luce l’origine nazionale delle materie prime. C’è ancora da attendere il via libera ufficiale della Commissione Ue, ma la recente intesa della Conferenza Stato-Regioni ha già dato il via al decreto attuativo.

“Il marchio, dal punto di vista normativo, rispetta il regolamento europeo: almeno il 95% delle materie prime deve essere di origine nazionale”, ha spiegato all’ANSA Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio. “L’obiettivo è valorizzare la nostra produzione e rispondere a una domanda di sostenibilità che cresce tra i consumatori”.

Produzione in crescita e occhi puntati sui mercati esteri

Per Mammuccini, la novità del 2025 è la spinta alla crescita della produzione italiana. “In Italia cresce più la produzione che il consumo”, ha detto la presidente di Federbio. Un dato che emerge chiaramente dall’Osservatorio Sana e che indica un settore sempre più deciso a guardare oltre i confini nazionali.

Le regioni hanno chiesto al Ministero dell’Agricoltura di mettere in piedi un gruppo di lavoro per seguire da vicino l’uso del nuovo marchio e per promuoverlo. L’attenzione è rivolta soprattutto ai mercati del Nord Europa, dove la richiesta di bio italiano continua a salire.

Un mercato in crescita: numeri e prospettive

Il settore vale complessivamente 6,8 miliardi di euro considerando anche il fuori casa. Il consumo domestico resta il pezzo forte con 5,5 miliardi, mentre ristorazione e vendite fuori casa pesano per circa 1,3 miliardi. L’export, vicino ai 3,9 miliardi, dimostra la forza delle aziende italiane sui mercati internazionali.

Le vendite crescono spinte sia dall’attenzione crescente dei consumatori alla sostenibilità sia dalla qualità riconosciuta dei prodotti italiani. “È fondamentale informare bene il cittadino”, ha sottolineato Mammuccini. Solo così si può costruire fiducia nel marchio e aiutare scelte consapevoli.

Le istituzioni chiamate a giocare un ruolo chiave

L’uso del nuovo marchio bio made in Italy sarà volontario. Le regioni però chiedono un controllo attento e campagne di comunicazione mirate, soprattutto verso quei mercati esteri che puntano su tracciabilità e qualità. Ora tocca al Ministero dell’Agricoltura coordinare i prossimi passi: dal gruppo di lavoro alle strategie di promozione.

Si attende il via libera finale della Commissione europea, previsto nelle prossime settimane. Nel frattempo il settore guarda con interesse al nuovo marchio, che potrebbe rafforzare il ruolo dell’Italia nel biologico mondiale, puntando su trasparenza e identità nazionale.

Le aziende aspettano indicazioni chiare. Intanto, i numeri parlano chiaro: il biologico italiano continua a crescere, trainato da una domanda interna vivace e da una presenza sempre più solida all’estero.

Written by
Luca Carlini

Sono un appassionato di economia e del mondo del lavoro, con un occhio attento alle dinamiche sociali e politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. La mia carriera giornalistica mi ha portato a esplorare vari aspetti dell'attualità, dalla cronaca alle notizie politiche, sempre con l'intento di fornire un'analisi critica e ben informata. Collaboro con smetteredilavorare.it per offrire approfondimenti utili e stimolanti su come l'economia influisce sulle nostre scelte professionali e sul nostro benessere. Credo fermamente nel potere dell'informazione e nella sua capacità di generare cambiamento, e mi impegno a raccontare storie che possano ispirare e informare i lettori. Quando non scrivo, mi piace esplorare nuovi luoghi e immergermi in culture diverse, sempre in cerca di nuove prospettive.

Smettere di Lavorare è un magazine che esplora stili di vita alternativi e indipendenza finanziaria con sezioni su News, Spettacolo & TV, Soldi & Risparmi, Ambiente, Trasferirsi all’estero e Lavorare all’estero.

Info & Comunicati

Per info e comunicati stampa inviare email a: info@smetteredilavorare.it

© 2025 proprietà Influencer Srls - Via Luca Bati 57 - Roma - P.IVA 14920521003

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.