Cagliari, 8 febbraio 2026 – Tiscali, storica azienda di telecomunicazioni con sede a Cagliari, sta attraversando un momento molto delicato. Nei giorni scorsi, durante un incontro tra le segreterie nazionali e territoriali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, le RSU e la stessa Tiscali Italia, è stato firmato un nuovo accordo sugli esodi incentivati. La firma arriva mentre l’azienda, parte del gruppo Tessellis, sta valutando la cessione del ramo consumer, una decisione che preoccupa fortemente lavoratori e sindacati.
Tagli in arrivo: accordo sugli esodi e riduzione del personale
I sindacati parlano chiaro: la situazione di Tiscali è “estremamente difficile e complessa”. L’azienda ha affidato a una società esterna il compito di capire quanto possa valere sul mercato la parte B2C (business to consumer), dopo aver capito che l’attuale struttura non è più sostenibile. Dall’analisi, e dalle prime manifestazioni di interesse, è emerso che il “perimetro occupazionale ottimale” si aggira intorno ai 500 dipendenti full time equivalenti, compresi 13 dirigenti, rispetto ai 620 attuali.
Di qui la decisione di aprire una procedura di taglio del personale secondo la legge 223/1991, che coinvolge fino a 220 lavoratori. La distribuzione è netta: 104 a Cagliari, 24 a Roma, 42 a Bari e 50 a Taranto. La procedura è però stata chiusa in fretta grazie a un accordo sindacale che punta tutto sulla non opposizione ai licenziamenti. Il termine per concludere questa fase è fissato al 28 febbraio.
Lavoratori in ansia, sindacati in allerta
Il clima tra i dipendenti è teso. Nei corridoi della sede di Cagliari, molti raccontano di sentirsi nel limbo. “Non sappiamo cosa succederà dopo febbraio”, confida una dipendente del customer care, che preferisce restare anonima. I sindacati, da parte loro, lanciano un messaggio chiaro: non si può più pensare solo a tagliare personale, soprattutto nel reparto Customer. “Serve una strategia industriale che guardi al lungo termine. Il futuro di Tiscali e dei suoi lavoratori deve essere una priorità”, spiegano i rappresentanti di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
Le organizzazioni sindacali avvertono che, se sarà necessario, sono pronte a mobilitarsi in ogni modo possibile, coinvolgendo le istituzioni locali e nazionali. Un messaggio rivolto anche al governo e agli enti territoriali: “Non possiamo permettere che un patrimonio di competenze vada perso”, ha ribadito un delegato RSU durante l’incontro.
Crisi nel settore telecom: cosa succede a Tiscali
La crisi di Tiscali non è un caso isolato, ma rientra in un quadro più ampio di difficoltà per le telecomunicazioni in Italia. Negli ultimi anni la concorrenza sempre più agguerrita e la pressione sui margini hanno costretto molte aziende a rivedere i propri modelli di lavoro. Fonti vicine all’azienda confermano che la cessione del ramo consumer è una delle poche strade rimaste per provare a salvare la società.
Al momento non si conoscono i nomi delle aziende interessate a comprare il ramo B2C, ma alcune voci raccolte tra gli addetti ai lavori parlano già di manifestazioni di interesse da parte di diversi operatori del settore. “Stiamo valutando tutte le opzioni”, ha detto un dirigente di Tiscali Italia al termine dell’incontro con i sindacati. “L’obiettivo è salvaguardare il più possibile i posti di lavoro”.
I prossimi giorni decisivi: attesa e richieste
Con la scadenza per la chiusura delle uscite fissata al 28 febbraio, i prossimi venti giorni saranno cruciali per i lavoratori coinvolti. I sindacati chiedono un tavolo permanente con l’azienda e un coinvolgimento diretto delle istituzioni. Nel frattempo, tra i dipendenti cresce l’attesa. “Abbiamo bisogno di chiarezza”, confida un tecnico del reparto IT. Solo allora, forse, si potrà capire quale sarà il destino di uno dei marchi più noti della storia delle telecomunicazioni italiane.










